QUALCHE CONSIDERAZIONE SU ROBERTO MANCINI E ALTRO

QUALCHE CONSIDERAZIONE SU ROBERTO MANCINI E ALTRO

Roberto Mancini è un uomo elegante, lo è stato da calciatore e lo è da allenatore (passatemi il termine). Difficile catalogare Roberto come calciatore: certamente tra i più bravi ma incompiuto in nazionale e mito nella Sampdoria. Come allenatore appartiene all’Olimpo di chi ha vinto con la Nazionale. Oggi, dopo le dimissioni da responsabile unico delle squadre nazionali, piovono critiche malevole su di lui, critiche ingiuste, livorose, rancorose, invidiose. Se fossero critiche soltanto genoane potrei capire e probabilmente starei zitto. Quelle possono starci vista la nostra rivalità storica. Conosco molti genoani scontenti della vittoria europea perché troppo “Sampdoriana”. Ma questo ci sta, può starci. Tra noi ciclisti e i bibini esiste rivalità che a volte sconfina in autentica antipatia o peggio, altre in sincera solidarietà per combattere i drammi ingiusti della vita come il crollo del ponte Morandi o la morte di una bambina. Ma le accuse di tradimento che si levano da tutta Italia proprio non le sopporto. Tradimento decché? A Mancio manca Luca, non si è ripreso dalla morte del fratello. Poi non si è mai capacitato della mancata qualificazione al mondiale dovuta alla sua cocciutaggine (da sempre sua croce e delizia). Ora gli tolgono i collaboratori, il brodo sampdoriano del quale si nutriva. Lo scudetto sampdoriano, unico ma meraviglioso, scaturì prima di tutto dal clima familiare e oggi irripetibile come la vittoria europea a Londra (per altri versi amara nel 92).

Mancio ricostruì quel clima quando vinse l’Europeo in dieci. Ma veniamo all’oggi. Il presidente Gravina non aspettava altro che scaricare su di lui il disastro del calcio italiano. Anche Roberto ha commesso un errore: doveva dimettersi dopo i rigori sbagliati che ci hanno esclusi dal mondiale. Il suo carattere non è granitico, non possiede la calma feroce di Ancelotti o l’ironia tagliente di Mou. È un litigioso fragile, lo era alla Sampdoria (litigò persino con Vialli), lo è stato con Sarri e Icardi e in altre occasioni. Ma non è questo il punto. Il punto è che non merita critiche feroci e insulti dai soliti irriconoscenti. Sul contratto con gli arabi pongo una domanda: quanti dei malevoli invidiosi, in una condizione come quella del Mancio (diventare il capro espiatorio del disastro calcistico italiano) direbbero di no a sessanta milioni di euro? Che poi il fiume di denaro arabo possa essere la fine del calcio è discorso che merita altra discussione seria.

Caro Roberto, da sampdoriano ti ho amato e a volte criticato per le tue intemperanze, oggi ti difendo (per il nulla che vale) dagli invidiosi irriconoscenti.

P.S. A proposito di irriconoscenti, vorrei ricordare a quanti criticano la Sampdoria di oggi che sino a poco tempo fa abbiamo rischiato di sparire dai campionati professionistici. Ora calma e gesso e… forza amata ragazza.

J.V.

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