Il Principe

Non è un vero e proprio trattato. Ventisei capitoli di lunghezza variabile e unadedica. Opera di uno sconfitto che ha perso il lavoro che ama, vede crollare ciò che ha edificato, subisce la tortura e il confino. La ruota della Fortuna e Severino Boezio (De Consolatione Philosophiae) sono il punto di partenza. Epistola a Vettori chiarificatrice. E poi Cicerone e Sallustio, Aristotele e Bartolo, sino a Montaigne… Iniziamo a dipanare la matassa: “il fine giustifica i mezzi” è una massima che non compare nell’opera. Forse è da riferire a Ovidio (“exitus acta probat”) ma viene spesso usata per denigrare il Segretario fiorentino. In realtà il Principe deve essere servitore dello Stato, non despota o tiranno. Deve possedere capacità di comando, saper usare la forza con moderazione, essere prudente, saggio, leone e volpe ad un tempo. Exempla virtutis. Historia magistra vitae (in realtà non è così). Prima opera di scienza politica vera e propria. Condanna dell’oclocrazia (potere della massa, forma degenerata di democrazia). Equilibrio tra Virtù e Fortuna. Costruzione di argini contro la piena della malasorte. Contrasti con la Chiesa “non esiste una superiorità morale in politica”. Desiderio di unificazione dello Stato e conseguente superamento della frammentarietà regionale italiana. Il modello Cesare Borgia e la laicizzazione della politica. Importanza di un esercito nazionale. Sermo cotidianus e utilizzo del fiorentino parlato. Procedura dilemmatica e sintassi assai articolata con prevalenza dell’ipotassi. Foscolo lo interpreta bene “quel grande che temprando lo scettro ai regnatori gli allor ne sfronda ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue”. La Chiesa lo attacca duramente perché non tollera la distinzione tra Etica e Politica, la sfida alla filosofia scolastica. Da qui nascono le calunnie e la cattiva fama del termine “machiavellico”. Col Segretario si apre la strada del laboratorio politico moderno e a distanza di cinquecento anni Il Principe è attualissimo… oggi più che mai, in tempi di oclocrazia. Machiavelli ci ricorda gli implacabili condizionamenti della necessità e l’opacità della politica, la durezza della realtà. Ci ricorda che senza studio severo non si può far nulla… soprattutto politica.

J.V.