Brevi note sul calcio

Brevi note sul calcio

Per lunghi anni ci siamo dovuti sorbire il noioso, tremendo, melenso e frangipalle tiki taka barcellonese. È chiaro che un sampdoriano anziano e fondamentalmente antisportivo come me, non nutre simpatia per la squadra della città – assai sopravvalutata turisticamente – fondata dai Barca, perché ci sottrasse una coppa dei campioni stramerita… peggio per noi… chi perde ha sempre torto ed è inutile menare il torrone con lamenti stucchevoli quanto inutili. Poi venne il tiki taka di Xavi e Iniesta che almeno era di altissimo livello e portò la Spagna alla vittoria mondiale ed europea con innesti della cattiveria madridista.

In Italia gli imitatori ispanici ci hanno frantumato i marroni col giro palla, col possesso palla e altri giramenti di palle. Partite noiose, stadi vuoti tranne rare eccezioni, spettatori da divano addormentati e aspiranti suicidi a causa della noia mortale. In questo panorama desolante che ci vede fuori dalle coppe europee importanti ogni primavera da parecchi anni, la Juventus vince otto campionati di fila grazie alla famiglia A., Marotta, allenatori capaci, parco giocatori superiore, debolezze delle milanesi, Wanda Nara, battutista De Laurentiiiis, vacanze romane ed una cronica incapacità delle altre squadre in genere nel contrastare lo strapotere torinese nelle campagne acquisti e nelle strategie. Juventus aiutata dagli arbitri? Può essere ma non mi scandalizzo. Chi vince è sempre aiutato e comunque non vinci otto campionati di fila soltanto grazie agli arbitri. Poi la Juventus in Europa arriva a disputare due finali ma non vince. Poi la nazionale Italiana, con una tradizione calcistica tra le più importanti del mondo, non va neppure al mondiale. Cosa accade? Accade che alcune squadre inglesi, Liverpool in testa e l’Ajax (che già l’anno prossimo verrà smantellato) stiano occupando lo spazio lasciato libero dal decrepito Real Madrid (esso sì veramente aiutato dagli arbitri a livello internazionale perché molto forte tecnicamente e politicamente). Accade che alcuni allenatori (Guardiola, Klopp, Ten Hag, Pochettino tra gli altri) fanno giocare le loro squadre a ritmi altissimi, forsennati, mozzafiato. Accade di vedere attaccare e difendere in dieci, con marcature asfissianti sul portatore di palla avversario. Accade che persino la forte Juventus rispetto agli assatanati lancieri sembri una compagnia di ballo paesano mentre i giovanotti ballano un sabba infernale. Toccano la palla due volte al massimo, verticalizzano, sono sfrontati, allenati alla perfezione, infarciti di campioni al servizio della squadra e non viceversa. In Italia solo l’Atalanta dell’antipatico quanto bravissimo Gasperini gioca come Ajax e Liverpool. La Germania mondiale del 2014 umilió i presuntuosi verdeoro grazie ad un gioco spietato, in verticale, con tagli improvvisi. La Francia campione del 2018 giocava in verticale, senza giramenti di palle, con accelerazioni improvvise e micidiali e, da non trascurare, con un sano e corroborante difensivismo contro cui andarono a sbattere i dotati croati. E noi? La vedo male. Abbiamo vinto quattro mondiali ed un europeo con il contropiede (oggi le chiamano ripartenze) basato su grandi portieri, difese rocciose, mediani settepolmoni, mezzeali assai tecniche, centravanti coraggiosi. Oggi probabilmente non basta più. Però preferisco un sano, intelligente, feroce, scorretto contropiede italiano all’imitazione sciatta e banale del mortale tiki taka d’importazione taroccata. Seguire l’esempio dell’Atalanta (un Ajax italiano in miniatura anche per politica di vendita di campioni allevati in casa) con attenzione ai vivai e con allenatori competenti non sarebbe male. Lo strapotere nazionale juventino? Le grandi società la smettano con le geremiadi e diventino veramente competitive. Il campionato italiano oggi non vale quello inglese. Tornerà ad essere un grande campionato quando Verona, Sampdoria, Genoa o Palermo saranno in grado di vincere qualche scudetto come è accaduto al Leicester di Ranieri. Ultima parola sui commentatori televisivi: il pallone, le azioni, i meccanismi di gioco non si “leggono”, la fine del primo tempo non è il “tramonto” del primo tempo, i giudizi a posteriori contro gli allenatori fanno diventare simpatici persino Spalletti e Allegri.

Senza nessuna pretesa di competenza calcistica, da tifoso sampdoriano scorretto politicamente, dedico queste poche righe a Gigi Riva, uomo vero e poi grande calciatore.

J.V.