OKTJABR

OKTJABR

Oktjabr (Ottobre), film del 1927 diretto da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. Commissionato dal governo sovietico per la commemorazione del decimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Protagonista dell’opera la massa di operai, soldati e cittadini che interpretano se stessi.

Grandi mezzi a disposizione. Sperimentalismo spinto, ricerca estetica parossistica. Scritto da John Reed, è un chiaro messaggio rivoluzionario. Descrive la presa di potere dei bolscevichi, ridicolizza Kerenskij e Kornilov. Lenin prende il potere e dichiara “la rivoluzione operaia e contadina si è compiuta”. Musica di Dimitri Shostakovic, fotografia di Eduard Tissè. Capolavoro della storia del cinema. Prima proiezione il 7 novembre 1927 in occasione del X anniversario della Rivoluzione. Poi viene presentato al pubblico il 14 marzo 1928. Versione anglo-americana, intitolata “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” dal libro di Reed, è assai diversa da quella sovietica, e poco comprensibile. Cinema intellettuale, metaforico, altissimo, culturalmente sommo. Non troviamo il pathos del “Potemkin” ma un linguaggio rivolto alla mente, al lavoro intellettuale. Per una volta possiamo davvero parlare di opera d’arte. Cinema che parla attraverso la messa in scena e non concede nulla alla propaganda. Ovviamente il risultato finale non piacque al regime ed Ėjzenštejn venne accusato di eccessivo sperimentalismo e di aver tenuto in scarsa considerazione la figura di Lenin. Cinema seminale come quello dei fratelli Lumiere ma ancora più espressivo e moderno, giocato sul montaggio. Cinema iperrealista e contraddittorio, metaforico e caotico, futurista. Ottobre è un film davvero rivoluzionario nella forma e ha segnato precisi percorsi per il futuro. Nelle sapienti mani del regista il cinema diviene argilla plasmabile, materia incandescente alla quale dare forma e significato. L’enfasi storica non diviene retorica, il nitore formale non è inutilmente celebrativo.

Oktjabr sarà poi il punto di riferimento del grande sperimentatore Orson Welles, il suo laboratorio. Se dovessimo accostare il regista russo ad uno scrittore verrebbe subito in mente James Joyce con la sua frammentazione temporale e i filtri della coscienza che negano il naturalismo narrativo.Il cinema di Èjzenštein vive ancora oggi del sacro fuoco rivoluzionario malgrado gli esiti disastrosi ed infernali del bolscevismo sovietico. Il regista come altri intellettuali russi del tempo non avrà vita facile con Stalin ma il suo talento resterà inalterato.

J.V.

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