Mussolini

Mussolini

Dovia di Predappio, 29 luglio 1883. Benito in onore di Juarez, Amilcare come il patriota socialista Cipriani e Andrea come Costa. Così decide il fabbro Alessandro fervente socialista. La madre Rosa, fervente cattolica lo fa battezzare. I Salesiani lo formano ateo convinto. Licenza tecnica inferiore nella scuola diretta da Vilfredo Carducci, fratello di Giosuè. Rissoso, polemico, coraggioso, dotato di fascino carismatico, ottimo oratore. Maestro elementare, emigrante in Svizzera per non andar soldato, giornalista e sindacalista, più volte arrestato. Si improvvisa muratore. Aiutato da Giacinto Menotti Serrati e Angelica Balabanoff, affascinata dal giovane esaltato. Allievo di Pareto, detesta il positivismo e si schiera con l’ala rivoluzionaria del partito socialista capeggiata da Arturo Labriola. Studia bene il francese, qualche rudimento di tedesco grazie ad Angelica. Con l’amnistia del 1904 torna in Italia e fa il buon soldato. Insegna francese ad Oneglia e dirige il primo giornale firmandosi Vero Eretico. Grazie al suo temperamento eversivo entra ed esce dal carcere. Nel Trentino austriaco litiga con Alcide De Gasperi, scrive articoli incendiari e si fa espellere. In lui cresce il germe nazionalista. Ora convive con Rachele Guidi a Forlì e impara a suonare il violino. Conosce l’allora repubblicano Pietro Nenni e ogni tanto, da buoni amici, se le suonano, poi manifestano assieme contro la guerra di Libia, vengono arrestati, dividono la cella e ricevono le visite di Rachele con la neonata Edda. Nel 1912 l’ormai famoso Mussolini conduce una dura battaglia contro i riformisti ed entra a far parte della direzione nazionale del partito. Dirige l’Avanti! e ne raddoppia la tiratura. Non interventista poi di colpo interventista grazie a Filippo Naldi, mediatore tra Benito e il grande capitale del nord. Abbandona L’Avanti e fonda Il popolo d’Italia. Espulsione dal PSI alla fine di novembre 1914, sospetti su finanziamenti francesi da parte del deputato Charles Dumas, capo di gabinetto del ministro Jules Guesde. Accuse e insulti culminanti in duello alla spada con Claudio Treves. Il terribile Benito ne aveva già affrontati sei in precedenza. Treves dopo mezzoretta di assalti esce malconcio ma vivo. Poi bersagliere al fronte e diario di guerra pubblicato sul Popolo d’Italia. Promosso caporale “Attività esemplare, qualità battagliere, serenità di mente, incuranza ai disagi, zelo, regolarità nell’adempimento dei suoi doveri, primo in ogni impresa di lavoro e ardimento” si legge nel rapporto Gasti. Ferito gravemente nel febbraio 1917. Convalescenze gli consentono di tornare al giornale. Elabora la Trincerocrazia, il diritto per i reduci dalle trincee di governare l’Italia post-bellica. Immagina i combattenti della Grande Guerra come l’aristocrazia futura e novella classe dirigente. Finanziamenti inglesi in cambio dell’impegno a sostenere la linea bellica anche dopo la sconfitta di Caporetto. Altri soldi arrivano dai gruppi industriali, Ansaldo in particolare.

23 marzo 1919, Milano: fondazione dei Fasci italiani di combattimento.Non più di cinquanta presenti. Appoggio dei futuristi di Marinetti e di squadre armate sul modello Freikorps. Devastazione del giornale socialista, scontri e violenze in strada. Opposizione dura al governo Nitti e sottoscrizione all’impresa fiumana del vate Gabriele D’Annunzio. Diffidenza reciproca tra i due. Fallimentare prova elettorale fascista alle politiche del novembre ‘19. Mussolini comprende che deve trovare spazio a destra. Intanto la sinistra vive la scissione del ‘21 a Livorno. Benito teme che i moderati socialisti possano essere cooptati al governo e così accetta la chiamata di Giolitti. L’uomo di Dronero pensa di addomesticare la bestia… si sbaglia. I Blocchi Nazionali danno il via libera a 35 deputati fascisti, Mussolini compreso. Cresce la violenza fascista con protezione della polizia. Dino Grandi accusa Mussolini di essere troppo morbido. In realtà il futuro duce gioca sul doppio ruolo di fomentatore segreto e pacificatore pubblico. Il 7 novembre a Roma, al terzo congresso dei Fasci di Combattimento, nasce il Partito Nazionale Fascista. Michele Bianchi primo segretario. Margherita Sarfatti intanto ripulisce e sgrossa il rozzo romagnolo e lo rende presentabile alla gente che conta. La bella e colta Margherita conosce il valore della cultura e delle buone maniere e vuole che il suo uomo non sfiguri.

Il governo dell’inetto Facta del resto spiana la strada. I Ras sono senza freno e le violenze di Italo Balbo divengono leggendarie, diversi municipi vengono occupati dalle camicie nere, gli scontri armati sono pane quotidiano. Il 24 ottobre quarantamila fascisti a Napoli reclamano il diritto di governare. Marcia su Roma diretta dai Quadrumviri Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono e Michele Bianchi. Mussolini resta a Milano timoroso di un eventuale insuccesso. Confida nell’appoggio di industriali, alti ufficiali e, soprattutto, sulla mancanza di coesione dei suoi oppositori politici. Il re Vittorio Emanuele III rifiuta di firmare lo stato d’assedio proposto da Facta e Badoglio e incarica Benito Mussolini, il normalizzatore, di formare il nuovo governo. Gravissimo errore. Ora è un crescendo rossiniano: discorso del bivacco del 16 novembre “Signori! Quello che io compio oggi, in quest’aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti anni, anzi, da troppi anni, le crisi di governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre ed agguati, tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata un assalto ed il ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. Ora è accaduto per la seconda volta nel breve volgere di un decennio che il popolo italiano – nella sua parte migliore – ha scavalcato un ministero e si è dato un governo al di fuori, al di sopra e contro ogni designazione del parlamento. Il decennio di cui vi parlo sta fra il maggio del 1915 e l’ottobre del 1922. Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle “camicie nere”, inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della nazione. Mi sono rifiutato di stravincere e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ti abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.”

15 dicembre 1922 Gran Consiglio del Fascismo, il 14 gennaio 1923 Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, Legge Acerbo del novembre, accordo tra Confindustria e Confederazione delle Corporazioni fasciste. Poi elezioni del ‘24 e vittoria schiacciante del Listone in un clima di inaudita violenza, delitto Matteotti, difficoltà di Mussolini a gestire i suoi, errori aventiniani della sinistra e infine il famoso discorso del 25 gennaio 1925 “Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, io dichiaro qui al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano che assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il Fascismo non è stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il Fascismo è stato un’associazione a delinquere, se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico, morale, a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento fino ad oggi.”

Arresti, fine delle opposizioni, quattro attentati contro Mussolini aiutano a girare violentemente la vite. Leggi fascistissime del novembre ‘26. OVRA polizia segreta sul modello sovietico, Tribunale speciale. Patti Lateranensi del ‘29 “Le condizioni dunque della religione in Italia non si potevano regolare senza un previo accordo dei due poteri, previo accordo a cui si opponeva la condizione della Chiesa in Italia. Dunque per far luogo al Trattato dovevano risanarsi le condizioni, mentre per risanare le condizioni stesse occorreva il Concordato. E allora? La soluzione non era facile, ma dobbiamo ringraziare il Signore di averCela fatta vedere e di aver potuto farla vedere anche agli altri. La soluzione era di far camminare le due cose di pari passo. E così, insieme al Trattato, si è studiato un Concordato propriamente detto e si è potuto rivedere e rimaneggiare e, fino ai limiti del possibile, riordinare e regolare tutta quella immensa farragine di leggi tutte direttamente o indirettamente contrarie ai diritti e alle prerogative della Chiesa, delle persone e delle cose della Chiesa; tutto un viluppo di cose, una massa veramente così vasta, così complicata, così difficile, da dare qualche volta addirittura le vertigini. E qualche volta siamo stati tentati di pensare, come lo diciamo con lieta confidenza a voi, sì buoni figliuoli, che forse a risolvere la questione ci voleva proprio un Papa alpinista, un alpinista immune da vertigini ed abituato ad affrontare le ascensioni più ardue; come qualche volta abbiamo pensato che forse ci voleva pure un Papa bibliotecario, abituato ad andare in fondo alle ricerche storiche e documentarie, perché di libri e documenti, è evidente, si è dovuto consultarne molti. Dobbiamo dire che siamo stati anche dall’altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi. E con la grazia di Dio, con molta pazienza, con molto lavoro, con l’incontro di molti e nobili assecondamenti, siamo riusciti « tamquam per medium profundam eundo » a conchiudere un Concordato che, se non è il migliore di quanti se ne possono fare, è certo tra i migliori che si sono fin qua fatti; ed è con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio.”. Così Pio XI. Verrà superato da Pio XII che considera il Duce “il più grande uomo da me conosciuto e tra i più profondamente buoni.”

Ormai il Fascismo è consolidato e Mussolini è ammirato da inglesi, francesi, americani. Tutti lo considerano un grand’uomo, soprattutto il caporale austriaco “… concepii profonda ammirazione per il grand’uomo a sud delle Alpi che, pieno di fervido amore per il suo popolo, non venne a patti col nemico interno dell’Italia ma volle annientarlo con ogni mezzo. Ciò che farà annoverare Mussolini fra i grandi di questa Terra è la decisione di non spartirsi l’Italia col marxismo ma di salvare dal marxismo, distruggendolo, la sua patria. A petto di lui, quanto appaiono meschini i nostri statisti tedeschi! E da quale nausea si è colti al vedere queste nullità osar criticare chi è mille volte più grande di loro!”. Poi ci resta male quando il Duce raffredda le sue tentazioni austriache nel ‘34. Comunque le guerre coloniali, la rottura con gli inglesi, la guerra di Spagna, la comunanza ideologica, riavvicinano i due ex caporali sino alle agghiaccianti leggi razziali e alla sciagurata entrata in guerra del nostro sventurato paese. “Combattenti di terra, di mare, e dell’aria! Camicie Nere della Rivoluzione e delle Legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno di Albania. Ascoltate! […] La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia […] La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo.” Poi “Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative”. Il genero Conte Galeazzo Ciano in disaccordo con l’alleanza tedesca ma non riesce ad imporsi. Prodromi di una tragedia familiare. La tragedia nazionale è più grave. Italia distrutta, ordine del giorno Grandi, caduta di Mussolini. Savoia ambigui fuggono con Badoglio e si mettono al riparo degli ex nemici. Paese allo sbando. Guerra civile. Mussolini all’isola di Ponza dove si trova il suo amico avversario Pietro Nenni “Ora vedo col cannocchiale Mussolini: è anch’egli alla finestra, in maniche di camicia e si passa nervosamente il fazzoletto sulla fronte. Scherzi del destino! Trenta anni fa eravamo in carcere assieme, legati da un’amicizia che paresse sfidare le tempeste della vita… Oggi eccoci entrambi confinati nella stessa isola: io per decisione sua, egli per decisione del re e delle camarille di corte, militari e finanziarie, che si sono servite di lui contro di noi e contro il popolo e che oggi di lui si disfano nella speranza di sopravvivere al crollo del fascismo.”

Poi Otto Skorzeny sulle tracce dell’aspirante suicida Mussolini a Campo Imperatore. Operazione Quercia e trasferimento dell’ex Duce a Rastenburg ormai marionetta di Hitler. Nascita della Repubblica Sociale Italiana. Tra l’8 e il 10 gennaio 1944 processo di Verona. Ciano fucilato assieme ad altri gerarchi “traditori” di Mussolini nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio ‘43. Rottura dolorosissima con Edda. L’ex Duce attende la fine. Dopo il cedimento della linea Gotica, con le forze tedesche in fuga, si ritira a Milano e parla col cardinale Schuster che tenta una mediazione con il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) per evitare altro sangue. Fallimento. Mussolini è solo. Ultima notte da uomo libero in un piccolo albergo di Grandola, vicino al confine svizzero. Claretta Petacci è con lui. Si unisce ad una colonna tedesca e a quella di Alessandro Pavolini. Pedro (Pier Luigi Bellini delle Stelle), comandante della 52^ Brigata Garibaldi lo cattura a Dongo malgrado il travestimento tedesco. La mattina del 28 aprile Leo Valiani consegna a Raffaele Cadorna l’ordine di esecuzione firmato dal CLNAI. La decisione di non consegnarlo vivo agli alleati nasce dalla considerazione che un processo a Mussolini avrebbe significato un processo al ventennio con grave discredito per tutto il paese. Gli uomini che hanno preso la decisione dell’esecuzione immediata senza processo, oltre a Valiani stesso, sono Luigi Longo, Emilio Sereni e Sandro Pertini. Mussolini viene fucilato assieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra. Intanto a Dongo vengono fucilati Alessandro Pavolini, Nicola Bombacci (uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia e poi aderente alla RSI), Marcello Petacci, Goffredo Coppola e Paolo Zerbino. Poi lo scempio di Piazzale Loreto, dove il 10 agosto ‘44 erano stati fucilati 15 partigiani. Cadaveri oltraggiati e appesi a testa in giù. Critiche durissime di Ferruccio Parri “uno spettacolo da macelleria messicana” e Sandro Pertini “A Piazzale Loreto l’insurrezione si è disonorata“.

Sic transit gloria mundi!

Così dicevano:

“Mai come oggi l’ Italia è stata così unita attorno al suo Duce. Mai come oggi la situazione politica interna del paese è stata cosi salda. Il gigantesco prestigio del Duce è stato, se possibile, ancora innalzato alla sfida che egli ha lanciato contro la Gran Bretagna e le altre potenze societarie…. Per le classi operaie il Duce è diventato un vero e proprio idolo” (Times dopo la costituzione dell’Impero)

“Non potei non rimanere affascinato, come tante altre persone, dal cortese e semplice portamento…. E’ facile accorgersi che l’ unico suo pensiero è il benessere durevole del popolo italiano, così come egli lo intuisce e che qualunque altro interesse di minore portata non ha per lui la minima importanza…. Se fossi italiano, sono sicuro che sarei stato interamente con voi dal principio alla fine nella vostra lotta vittoriosa contro i bestiali appetiti e le passioni del leninismo… Il genio romano impersonato da Mussolini. Il più grande legislatore vivente ha mostrato a molte Nazioni come si può resistere all’ incalzare del socialismo e ha indicato la strada che un paese può seguire quando sia coraggiosamente condotto. Col Regime Fascista, Mussolini ha stabilito un centro d’ orientamento, dal quale i paesi, che sono impegnati nella lotta a corpo a corpo col socialismo, non devono esitare a essere guidati…. Mussolini, il grande legislatore dei nostri tempi, ha additato ai popoli che soffrono sotto l’ influenza marxista, la via per evitare la catastrofe che li minaccia. Le leggi del Duce e dei suoi fedeli sono una pietra miliare nell’ evoluzione mondiale… Così finirono i 21 anni della dittatura di Mussolini in Italia. Durante i quali egli aveva salvato il popolo italiano dal bolscevismo in cui avrebbe potuto sprofondare nel 1919, per portarlo in una posizione in Europa quale l’ Italia non aveva mai avuto prima… L’alternativa al suo regime avrebbe potuto essere un’ Italia comunista, che non sarebbe stata fonte di pericolo e sciagura di natura diverse per il popolo italiano e per l’ Europa…. Le grandi strade che egli tracciò resteranno un monumento al suo prestigio personale e al suo lungo governo” (Winston Churchill)

“Il mio giudizio su di lui non è cambiato, Benito Mussolini nella storia d’ Italia viene dopo Giulio Cesare. Il bene che Mussolini ha fatto all’ Italia è, malgrado tutto, incommensurabile. Mussolini fu tradito, assassinato e in maniera così ignobile che il massacro dell’ intera famiglia degli Zar impallidisce di fronte agli orrori che hanno accompagnato la fine del Duce e a quelli che sono stati riservati al suo cadavere. Alcuni italiani si sono vendicati di un Capo troppo grande per loro, le cui stesse benemerenze apparivano troppo gravose. E tutti i governanti d’ Europa, anche se non osarono approvare apertamente, gioirono in segreto. Dinnanzi a quell’ Uomo erano afflitti da un complesso d’ inferiorità insopportabile, come era accaduto tempo prima con Napoleone. E duemila anni orsono per le stesse ragioni venne ucciso Giulio Cesare” (Claude Farrere, Accademico di Francia)

“ E Mussolini? Perché lo avete perduto? Male, molto male. E’ un peccato: Era un uomo deciso che vi avrebbe portato alla vittoria” (Lenin, dopo l’uscita di Mussolini dal partito Socialista ai socialisti italiani recatisi a Mosca (1919/1920)

“Avete perduto l’ unica carta seria: l’ unico uomo che avrebbe potuto fare la rivoluzione sul serio” (Lev Trotsky rivolto ai socialisti italiani)

“Il Duce è uno statista di primissimo ordine, davvero desideroso della grandezza della sua Patria” (Gandhi)

“ Io conosco un giovanotto, un certo Mussolini socialista, che è il solo socialista che lo conosco capace di non fare sciocchezze, Egli saprà guidare i suoi compagni nel senso giusto e nel loro interesse. Non è meno straordinario di Lenin. Anche lui è un genio politico di dimensioni tali che sorpassano quelle di tutti gli uomini politici attuali, a parte Lenin. Già avevo sentito Parlare di lui prima della guerra. Non è certo un socialista di salsa borghese. Non ha mai creduto al socialismo parlamentare: ha una straordinaria capacità di comprendere il popolo italiano ed ha inventato qualcosa che non è nei mie libri: l’ unione del nazionalismo col socialismo” (Georges Sorel)

Per quanto mi riguarda mi associo alle parole di un uomo saggio ed equilibrato “

“Nè per niun conto so risolvermi a scrivere della sua persona, non solo oggi, ma anche trasferendomi con l’immaginazione in un tempo più calmo e di ravvivate speranze, pure rifletto talvolta che ben potrà darsi il caso, e anzi è da tenere per sicuro, che i miei colleghi in istoriografia (li conosco bene e conosco i loro cervelli) si metteranno a scoprire in quell’uomo tratti generosi e geniali, e addirittura imprenderanno di lui la difesa, la Rettung, la riabilitazione, come la chiamano, e fors’anche lo esalteranno. Perciò mentalmente m’indirizzo a loro, quasi parlo con loro, colà, in quel futuro mondo che sarà il loro, per avvertirli che lascino stare, che resistano in questo caso alla seduzione delle tesi paradossali e ingegnose e « brillanti », perchè l’uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante, di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola e gesto, sempre tra il pacchiano e l’arrogante. Ma egli, chiamato a rispondere del danno e dell’onta in cui ha gettato l’Italia, con le sue parole e la sua azione e con tutte le sue arti di sopraffazione e di corruzione, potrebbe rispondere agli italiani come quello sciagurato capopopolo di Firenze, di cui ci parla Giovanni Villani, rispose ai suoi compagni di esilio che gli rinfacciavano di averli condotti al disastro di Montaperti: – E voi, perchè mi avete creduto?- .

Problema che solo è degno d’indagine e di meditazione non riguarda la personalità di lui, che è nulla, ma la storia italiana ed europea, nella quale il corso delle idee e dei sentimenti ha messo capo alla fortuna di uomini siffatti. Quando la radio tedesca annunziò la liberazione di lui e il suo ritorno all’azione politica, rimasi indifferente, perchè egli prese in me la figura di un fantoccio di pezze, che ha perduto la segatura della quale era imbottito, e pende e si ripiega floscio. (Benedetto Croce).

J.V.