Avarizia

«Il danaro è un buon servitore ma è un cattivo maestro», dice la scrittrice francese Françoise Sagan. Dopo aver enumerato gli effetti devastanti della passione per i soldi, san Giovanni Climaco dice : «Un piccolo fuoco è sufficiente per bruciare una gran quantità di legna; e con l’aiuto di una sola virtù si vincono tutte le passioni che abbiamo descritto. Questa virtù si chiama distacco: è generata dall’esperienza e il gusto di Dio e dal pensiero del conto che dovremo rendere all’ora della nostra morte» (La Scala santa, sedicesimo gradino, n. 26). Collocandoci di fronte all’infinito, di fronte alla morte, ogni cosa trova il suo giusto valore e, dunque, la sua giusta collocazione.


Una notte, un vecchio indiano raccontò a suo nipote una storia: «Figlio mio, la battaglia nel nostro cuore è combattuta da due lupi. Un lupo è maligno: è collera, gelosia, tristezza, rammarico, avidità, arroganza, autocommiserazione, colpa, risentimento, inferiorità, falso orgoglio, superiorità; è l’ego. L’altro è buono: è gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, immedesimazione, generosità, verità, compassione e fede». Il nipote, dopo averci pensato per qualche minuto, chiese al nonno: «Quale dei due lupi vince?». Il vecchio rispose semplicemente: «Quello che tu nutri».
Auguro a voi e a me di saper scegliere con sapienza quale lupo nutrire.

Davvero magistrale! Difficile scrivere meglio sull’avarizia.

Bernardo di Chiaravalle sostiene che l’avarizia “È un continuo vivere in miseria per paura della miseria.”

I saggi romani:
L’avarizia in età avanzata è insensata: cosa c’è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?
(Marco Tullio Cicerone)

L’avaro è senz’altro un pazzo: che senso ha, infatti, vivere da povero per morire da ricco?
(Decimo Giunio Giovenale)

Un grande avaro siciliano:
Tutta quella roba se l’era fatta lui, colle sue mani e colla sua testa, col non dormire la notte, col prendere la febbre dal batticuore o dalla malaria, coll’affaticarsi dall’alba alla sera, e andare in giro, sotto il sole e sotto la piaggia, col logorare i suoi stivali e le sue mule — egli solo non si logorava pensando alla sua roba […] quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba…

Quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: ‘Roba mia, vientene con me!’.
(Giovanni Verga)

L’avarizia come l’invidia, è un peccato impopolare: non per la diffusione, che è largamente superiore a quella della lussuria (praticata solamente da pochi devoti), ma per la reticenza dei peccatori, pronti ad ammettere eccessi di gola e di ira, ma raramente disposti a riconoscere una debolezza che è il motore segreto di quasi tutte le loro azioni
(Giuseppe Pontiggia)

L’avarizia è il più stupido dei vizi capitali perché gode di una possibilità, o se si preferisce di un potere, che non si realizza mai. Il denaro accumulato dall’avaro, infatti, ha in sé il potere di acquistare tutte le cose, ma questo potere non deve essere esercitato, perché altrimenti non si ha più il denaro e quindi il potere a esso connesso.
(Umberto Galimberti)

Alcuni avari si sforzano di diventare prodighi, e innanzitutto di farlo vedere. I loro sforzi acquistano carattere atletico: quando tirano fuori il loro denaro, sembra che debbano sollevare pesanti manubri di ferro, che poi tirano sulla testa agli altri. Alcuni sono disperati per l’aumento dei prezzi che li riguarda, sicché la loro avarizia gli appare sempre più giustificata, e giorno dopo giorno comperano sempre di meno. Costoro ben presto se ne vanno in giro come misere ombre; prendono il posto dei poveri, ma questi poveri vengono disprezzati con ragione.
(Elias Canetti)

L’avarizia è sempre in punto di morte, tutte le cose per essa si trasformano nel fuscello a cui si attacca nell’angoscia dell’agonia. L’avarizia vede dappertutto il fondo della cassetta, per essa il mondo è logoro fin dall’inizio. È sempre al verde.
(Walter Benjamin)

Per convivere con gli avari, anche solo per un viaggio, occorre immedesimarsi nelle loro reazioni. Non è facile. Io avevo escogitato anni fa un piccolo sistema. Moltiplicavo mentalmente per tre tutti i prezzi e così riuscivo a vederli come li vedevano loro. Nessuna persona normale rinuncerebbe all’acquisto di una guida perché il prezzo è di diecimila lire. Se però diventasse di trentamila, sarebbe giustificata qualche riflessione, che nell’avaro si trasforma invariabilmente in un rifiuto
(Giuseppe Pontiggia)

L’avarizia impedirà a un uomo di finire in miseria, ma in genere lo rende troppo pauroso per consentirgli di diventare ricco.
(Thomas Paine)

I pensieri dell’avaro sono pesanti e lividi come il metallo ch’egli ama.
(Niccolò Tommaseo)

L’avarizia è la forma più sensuale di castità.
(Ennio Flaiano)

L’avarizia comincia dove finisce la povertà.
(Honoré de Balzac)

Perfino le persone prodighe diventano, con un avaro, oculate, attente improvvisamente alla ripartizione delle spese.
(Giuseppe Pontiggia)

Il parsimonioso è il più ricco degli uomini, l’avaro il più povero.
(Nicolas de Chamfort)

Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l’avarizia.
(Italo Svevo)

Dopo tanta pesantezza… forse è meglio una timida risata giocando sui luoghi comuni:
Chi è stato l’inventore del puzzle? Un genovese quando gli sono cadute mille lire nel frullatore (Anonimo)

“Epitaffio su una lapide in un cimitero scozzese: Qui giace Fred Mc Guire. Gli cadde un penny: morì nella mischia.”
(Marcel Archard)

J.V.