Vecchiaia
Vecchiaia
“Si può nascere vecchi, come si può morire giovani.”
(Jean Cocteau)
virna lisi
Oscar Wilde ne ”Il ritratto di Dorian Gray” sostiene che la tragedia
della vecchiaia non è l’essere vecchi, ma l’essere giovani. Con una battuta formidabile esprime l’essenza della questione. Quando la concezione del tempo era ciclica chi aveva visto di più sapeva di più. Conoscere equivaleva a ricordare tanto che Platone elogia i vecchi come i più ricchi di conoscenza. Con la modernità e la visione progressiva del tempo la vecchiaia diviene inadeguata e malvista. Si crea una frattura tra l’io e il proprio corpo. Il vecchio in Occidente ormai vive peggio per ragioni culturali. È considerato improduttivo, insignificante e spesso viene privato della parola o addirittura abbandonato. Nessuno vuole identificarsi con un vecchio, col suo bisogno d’amore che lo allontana dalla morte. Eros e sessualità si trasformano in rimpianto. Non esiste pietas per lui. Alcuni tentano di restare giovani con la grottesca e ridicola chirurgia estetica che, a mio parere, andrebbe vietata perché aggiunge il ridicolo al tragico e quando il tragico diviene ridicolo nulla ha più senso. La chirurgia estetica è criminale. Dobbiamo capire che non si invecchia soltanto per morire. La vecchiaia è il tempo della comprensione. Le nostre rughe, come le nostre cicatrici, esprimono ciò che è accaduto. Può essere la stagione dell’amore più intenso, profondo, titanico perché lotta contro la morte, contro il cinismo, contro la rinuncia a stupirsi e meravigliarsi. La vecchiaia è l’ultimo mestiere che dobbiamo inventarci nella vita e non deve essere il mestiere di morire ma la forma più alta e consapevole di vita. Dobbiamo rifuggire dalla giovinezza interiore, un luogo malfamato, e accettare la “sacra carne del vecchio” che si contrappone a quella del giovane, mera res extensa buona per la riproduzione. Scrive bene Marco Sgalambro “L’eros scaturisce da ciò che sei, amico, non dalle fattezze del tuo corpo, scaturisce dalla tua età che, non avendo più scopi, può capire finalmente cos’è l’amore fine a se stesso”. Alla sessualità genitale subentra una più evoluta sessualità totale. Del resto una donna può amare la vecchiaia di Platone mentre è disgustata dalla vecchiezza di Casanova. In fin dei conti amare una persona significa voler invecchiare assieme a lei. Purtroppo il nostro non è un mondo per vecchi. Il nostro è l’umanesimo della fragilità dove il potere non ha bisogno del vecchio perché non può dominarlo. Un mondo che rinuncia alla saggezza del vecchio e corre in modo arrogante verso l’abisso. Velocità contrapposta a saggia lentezza. L’Homo Stupidus Stupidus non è in grado di superare l’antinomia del reale e fugge invece di proiettarsi verso l’alto e quindi verso l’altro, ascoltandolo. Soltanto così si può affrontare il Mistero. Quel Mistero che affronta Abramo quando Dio gli chiede assurdamente di sacrificare suo figlio Isacco. Ma Dio parla anche quando tace. Abramo lo sa e supera il dilemma. Torna a casa col figlio e finalmente può utilizzare il tempo che gli è rimasto. I vecchi saggi sanno come utilizzare il tempo. Lettura, pensiero, ascolto della musica, incontro con persone amiche. Tolstoj ci ricorda che la vecchiaia è la più inattesa tra tutte le cose che possono capitare ad un uomo, dove saper invecchiare significa trovare un accordo tra il tuo volto vecchio e il cuore giovane. Saper invecchiare è il capolavoro della saggezza, il compito più difficile della nostra esistenza. Dobbiamo diventare un tramonto che tutti si fermano a guardare. Il mitico Gianni Brera diceva ”La vecchiaia è bella. Peccato che duri poco.” Pur amando molto Leopardi per una volta dissento dal suo pensiero “La morte non è male, perché libera l’uomo da tutti i mali e insieme coi beni gli toglie i desideri. La vecchiaia è il male più grande, perché priva l’uomo di tutti i piaceri lasciandogliene il desiderio, ed è accompagnata da ogni sorta di dolore. Eppure gli uomini temono la morte e desiderano la vecchiaia (giungere alla vecchiaia).” Non è così. Anche da anziani, o forse soprattutto, si possono realizzare grandi cose. Pensiamo a Tiziano, Michelangelo, Picasso per citare i primi che vengono in mente. Occorre coraggio, ottimismo pedagogico, forza interiore, volontà di aiutare i giovani che spesso, al di là delle apparenze, sono più fragili, dei vecchi.
andrea gallo giovane
“Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia.”
(Proverbio africano)
J.V.