Marx

Marx

Incomprensibile senza una seria ed approfondita lettura delle opere di Hegel e dei classici dell’economia. Un gigante nel bene e nel male.

Poeta mancato, studente disordinato e poco pulito, disperazione dei genitori, ateo arrabbiato, cattivo pagatore… in genere quel che si dice “un pessimo elemento”. Nasce a Treviri nel 1818, si trasferisce a Bonn per studiare diritto. Scarsi risultati. Si fa arrestare per ubriachezza molesta e schiamazzi. Riesce però a fidanzarsi con una bella ragazza di nobile lignaggio, Jenny von Westphalen, suscitando congiuntamente le ire del futuro suocero e del padre. Si trasferisce a Berlino ma continua a bighellonare e non studia diritto. Padre sempre più furioso. A 23 anni si laurea in filosofia senza aver frequentato un giorno le lezioni. Frequenta però assiduamente il “club del dottore”, gruppo di giovani studiosi di Hegel. Qui offre il meglio di sé, elabora idee brillanti, studia a fondo i testi, è instancabile. Vorrebbe insegnare ma si scontra col reazionario governo prussiano. Diviene redattore della Gazzetta renana, un giornale liberale. Combatte fieramente il nascente comunismo di cui diverrà in seguito padre nobile. Deve interrompere l’attività giornalistica perché la Gazzetta viene chiusa dalle autorità. Sposa segretamente Jenny e va a Parigi dove pubblica gli Annali Franco-tedeschi con Arnold Ruge. La convivenza con la famiglia Ruge dura poco a causa dell’incompatibilità caratteriale. Viene espulso anche dalla Francia e si reca a Bruxelles dove fonda il primo partito Comunista del mondo (17 membri). Si sposta a Londra ma nel 1848 torna in Francia e Germania per partecipare alla rivoluzione. Scrive il Manifesto dei comunisti. Sono anni segnati da aspre faide con rivoluzionari di ogni risma e da un incessante lavoro su temi filosofici ed economici. Viene nuovamente espulso. Ritorna a Londra e vive in gravi ristrettezze ai limiti della miseria. La sua casa è disastrosa, senza mobili (pignorati), spesso non può uscire perché privo di vestiti decenti. I figli si ammalano, alcuni muoiono in tenera età. Jenny si augura la morte, preferibile ad una vita così miserabile. Soltanto l’amico Engels lo aiuta finanziariamente. Siccome i guai non sono sufficienti Marx seduce e ingravida la donna di servizio peggiorando così la già terribile atmosfera domestica. Litiga con tutti. Malgrado ciò lavora alacremente al suo capolavoro “Il Capitale”. Riesce a pubblicare soltanto il primo volume nell’indifferenza del pubblico. Prima di completare i tre volumi muore a 65 anni nel 1883.

Uomo energico, inflessibile, dal vestiario bizzarro, con folta criniera e barba enorme. Audace e maleducato oltre ogni limite, parla usando un solo modo verbale: l’imperativo. La sua voce è acuta e metallica, non tollera opposizione alcuna. Convinto di plasmare gli esseri umani e di avere una missione da compiere… un “dittatore democratico”. Profondamente hegeliano, considera la Storia un dispiegarsi razionale e dialettico. Per Hegel il soggetto storico non è l’uomo che agisce ma lo Spirito del mondo o assoluto o Dio, un Dio immanente che diviene e realizza nel divenire la propria autocoscienza attraverso i singoli momenti del processo storico. Per il grande maestro lo Spirito del mondo raggiunge la propria meta nello stato prussiano e si rivela attraverso la voce di Hegel stesso. Finalmente ragione e realtà sono conciliate. Una concezione di altissima presunzione filosofica che Marx mal digerisce. Per Marx il sistema hegeliano va rovesciato e occorre partire dalla realtà materiale “È dunque compito della storia, una volta scomparso l’al di là della verità, stabilire la verità dell’al di qua”. La realtà concreta per Marx è quella dell’uomo, degli individui reali. Quello di Marx è un umanesimo reale. “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro vita, ma le condizioni della loro vita che ne determinano la coscienza… Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalle tradizioni”. Uomo, per Marx, è uomo sociale, in società, è un essere economico. I rapporti economici, le forze produttive che risiedono alla base di essi, costituiscono il fondamento della sua esistenza. Dalla struttura materiale si sviluppa la sovrastruttura ideologica alla quale appartengono Stato, Leggi, Idee, Morale, Arte, Religione. Hegel rovesciato, coscienza determinata dai rapporti economici. La Storia diviene storia della lotta di classe. “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi; ma il punto ora è di cambiarlo” scrive Marx. In realtà i filosofi hanno sempre cambiato il mondo da Anassimandto ad Eraclito, Parmenide, Platone. Marx lavora parecchio sulla figura Servo-Padrone della fenomenologia hegeliana e sul concetto di Alienazione. L’autoalienazione dell’uomo ha le sue basi nell’alienazione del lavoratore dal prodotto del suo lavoro. Il prodotto del suo lavoro, goduto non da lui ma dal padrone, diviene merce, cioè qualcosa di estraneo al lavoratore. Il lavoro è alienato. Non è la realizzazione del lavoratore ma il mezzo ad esso imposto per la sopravvivenza. Un lavoro coatto. Così l’uomo nel capitalismo diviene estraneo all’altro uomo. La moneta, meretrice universale, diviene la mediatrice. I lavoratori divengono essi stessi merce. Perdono la dignità e il loro mondo interiore si impoverisce sempre più. L’essenza dell’uomo è disumanizzata. Marx crede di poter dimostrare, sbagliando previsione clamorosamente, che al culmine di questo sviluppo subentrerà un radicale rinnovamento per cui il capitale diverrà il becchino di se stesso. Parla di leggi incontestabili e di sovvertimento rivoluzionario, di regno della libertà. Le sue previsioni si dimostreranno fallaci e l’agognato Paradiso sulla terra si trasformerà nel più terribile degli inferni.

Pensatore potente, spesso incompreso e mal interpretato, riflette sulle aberrazioni della Modernità, sulla miseria morale e materiale del lavoratore salariato che egli considera in condizione peggiore rispetto allo schiavo. Il lavoratore moderno per Marx è un alienato, un uomo a cui è stato tolto il carattere umano. L’alienazione è un abisso dove non si appartiene più a nessuno ma non si è liberi mentre lo schiavo antico appartiene a qualcuno che in genere lo mantiene in vita. L’uomo alienato è una cosa, una merce, perché è stato defraudato dal lavoro liberato. L’operaio descritto nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 è paragonabile allo stipendiato di oggi perché il lavoro si è disumanizzato. Il Dio-Denaro viene così descritto nei Manoscritti del 44 “Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo, Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore. Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l’effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura venti quattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà ? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario ?

E se il denaro è il vincolo che mi unisce alla vita umana, che unisce a me la società, che mi collega con la natura e gli uomini, non è il denaro forse il vincolo di tutti i vincoli? Non può esso sciogliere e stringere ogni vincolo ? E quindi non è forse anche il dissolvitore universale ?… Il denaro muta la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, l’odio in amore, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, il padrone in servo, la stupidità in intelligenza, l’intelligenza in stupidità… È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi. Se presupponi l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia, ecc. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo, e con la natura, dev’essere una manifestazione determinata e corrispondente all’oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un’infelicità.”

Poi gli illuminanti Grundrisse, sino a giungere all’ostico Das Kapital e alle contraddizioni hegeliane della logica capitalistica.

Movente etico marxiano alto, realizzazione pratica infernale. Malgrado ciò che scrive sul rapporto tra idealità e prassi, il salto nella realtà ha sempre portato all’inferno. Il suo brillante materialismo storico diviene Diamat in mano al rozzo e scaltro Stalin. La semplificazione perniciosa, occorre dirlo, era però già iniziata in clima positivistivo con Engels e continuata con Lenin.

Secondo George Steiner “Il marxismo è essenzialmente un giudaismo che ha perso la pazienza. Il Messia ci ha messo troppo a venire, o piuttosto a non venire. Il regno della giustizia deve essere instaurato dall’uomo stesso, su questa terra, qui e ora”.

Per Simone Weil “Si è lasciato andare, lui, il non conformista, a un inconsapevole conformismo alle superstizioni più infondate della sua epoca, cioè il culto della produzione, il culto della grande industria, la credenza cieca nel progresso. Ha così fatto al contempo un grave torto durevole e forse irreparabile – in ogni caso difficile da riparare – allo spirito scientifico e allo spirito rivoluzionario”

Secondo il liberal-conservatore Sergio Ricossa “Marx santifica il Proletario, sposa un’aristocratica, si preoccupa della iattura che le figlie possano fidanzarsi a un operaio. C’è un solo proletario col sangue di Marx, ed è il figlio della serva di casa, mai riconosciuto dal padre e destinato a vita miseranda”.

Malgrado tutto resto tra quelli che pensano a Marx come potente e cristallino pensatore, spinto da un nobile movente etico al mutamento della triste condizione umana. I suoi scritti sono complessi, soprattutto Il Capitale, ma di grande giovamento per chi voglia comprendere i due secoli passati. Invito a riflettere sull’influenza che questo pensatore ha avuto su uomini del calibro di Lenin, Gramsci, Merleau-Ponty, Sartre, Goldmann, Garaudy per citarne solo alcuni. Il marxismo più nobile e lontano dal Diamat è quello di Ernst Bloch col Principio speranza. Il dibattito su Marx è stato rilevante anche in Italia grazie a Labriola, Croce, Gentile, Mondolfo e, soprattutto, Galvano Della Volpe e Colletti. Miliardi di esseri umani hanno comunque visto in lui, come scrive Steiner, un Messia buono. Non è responsabile Marx delle aberrazioni staliniste, maoiste, cambogiane o altro. Non è mio compito, non ne sono all’altezza, stilare un bilancio sull’opera di un uomo di tale levatura. Ha influito sulla mia vita decisamente (soprattutto lo sviluppo di Bloch). Non mi sono schierato negli anni settanta col servo encomio… non mi schiero oggi col codardo oltraggio.

Karl Marx è sepolto a Londra. Ti sia lieve la terra.

J.V.

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