C’È ANCORA DOMANI

C’È ANCORA DOMANI

Film di Paola Cortellesi del 2023, con la regista stessa nel ruolo della protagonista (Delia ) e Valerio Mastandrea (Ivano) il rozzo e violento marito.

Da un’idea della regista “È stato naturale. La storia del film è inventata, ma c’è moltissimo dei racconti della mia famiglia. Sono per metà romana e per metà abruzzese. Mia madre venne a Roma a sei anni, ha trascorso qui la sua primissima infanzia. Ma molte delle storie da cui ho tratto ispirazione sono di mia nonna. È anche il motivo per cui ho immaginato l’opera in bianco e nero. Quando ti tornano in mente le immagini del passato a Roma non sono mai a colori. I cortili romani in cui tutto veniva messo in piazza. Si viveva insieme, non c’era discrezione, però era bello. La Roma di “C’è ancora domani” è molto lontana dalla Roma di oggi.”

Film osannato dalla critica e dal pubblico per le tematiche legate al femminismo e al patriarcato e ad un tempo criticato da altri per schematismo e manicheismo ideologici, tipici della odierna “cultura woke”. In realtà, al netto delle polemiche politiche ed interessate, si tratta di un film alquanto piatto, sopravvalutato e velleitario. A tratti sconfina nel ridicolo e nel grottesco. Ovviamente chi critica questo prodotto un pizzico megalomane viene tacciato di maschilismo. I tempi purtroppo sono questi. Temi importanti come la violenza di genere meriterebbero film migliori. La scena del balletto è un invito ad abbandonare la sala cinematografica. Così come sono imbarazzanti gli accostamenti dilettanteschi al neorealismo o ad Anna Magnani. Cerchiamo di mantenere i piedi per terra. Rossellini e De Sica erano maestri che dietro al sorriso celavano la drammaticità. Questo film è il trionfo dell’ovvio e della noia con personaggi macchiettistici ed improbabili ai limiti del ridicolo.

Anna Magnani in “Bellissima”, film saccheggiato da Cortellesi, tiene a freno il marito manesco e rappresenta l’autorità in famiglia mentre Delia è una poco credibile vittima assoluta, incapace di ogni reazione. Film di stereotipi e gli stereotipi sono tali proprio perché non possiedono profondità. Gli intermezzi musical, come già detto, mettono a dura prova la pazienza umana così come la figura del Military Policeman nero americano femminista che regala cioccolato e prova a soccorrere Delia. La realtà era un tantino diversa ed era quella di Tamurriata nera “Ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono, Ca tu ‘o chiamme Peppe o Giro, Chillo, o fatto, è niro, niro, Niro, niro comm’a che!…”

Tralascio il finale e tento di capire perché un film piatto e noioso possa piacere a tante persone: probabilmente una morta ammazzata al giorno a causa della violenza maschile fa scattare meccanismi solidaristici con un personaggio debolissimo come Delia. Come scrive Marina Terragni, femminista di chiara fama “una coscienza femminista elementare di massa com’è stata, mutatis mutandis, quella rivelata dal successo planetario di “Barbie”. Coscienza che mi commuove e che onoro, ma ho urgenza di spingere verso il livello successivo: la percezione della propria forza e della fragilità degli uomini, l’assunzione della propria autorità. Credevo ci fossimo già arrivate. A quanto pare non è così.”

Difficile darle torto dopo aver dovuto digerire “C’è ancora domani”. Sempre Terragni “Ma davvero si possono riempire le sale con testi così scontati e banali? Poi ho letto migliaia di recensioni positive, paragonato al grande cinema italiano d’autore. Mi sono chiesta se equiparare un Tavernello a un Brunello di Montalcino fosse normale. Mi sono presa una sfilza di offese d’ogni sorta. Poi ho pensato che la gente ama cose facili e semplici ama le cose che conosce già e che può capire, non può fare lo sforzo di approfondire, tutto quello che sa già è che viene riproposto dona tranquillità e sicurezza. La morte dell’arte”.

La penso esattamente come Terragni e quindi mi prenderò, essendo uomo, l’accusa di maschilismo avendo osato criticare “l’opera della Maestra”. Una Maestra peraltro assai brava come attrice nelle commedie con Albanese.

J.V.

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