Amore finito

Amore finito

“A un cuore in pezzi Nessuno s’avvicini Senza l’alto privilegio Di aver sofferto altrettanto”(Emily Dickinson)

Riguarda tutti noi, si spera, prima o poi nella nostra fragile esistenza. Umili e potenti, filosofi e semplici, ricchi e indigenti. Tutti coloro che provano sentimenti nobili prima o poi soffrono per la fine di un’amore. Sono convinto che il vero inferno consista nel non essere più in grado di amare, indipendentemente dall’oggetto dell’amore. Quando si cessa di combattere si muore, perché Amore e Morte sono legati a doppio filo, al punto che alcuni considerano morta la persona che non si ama più o dalla quale non si è più amati. L’amore non muore di morte naturale ma per inaridimento della sorgente, per cattiva comunicazione, per stanchezza. Il filo di seta si spezza e non si può ricucire. Scompaiono la neve e la rosa, il grigio e l’opaco si impadroniscono di noi, il corpo non risponde più e ci ammaliamo come la merlettaia, la parrucchiera, Adele H… e tutti coloro che precipitano nello stato catatonico.

Tentiamo disperatamente di ricordare il primo bacio ma il ricordo sbiadisce, pian piano si allontana e tutto svanisce come un profumo che muore. Disperazione e senso di morte, mancanza del corpo dell’altro. La separazione offre la misura del dolore e tutto diviene terribilmente duro da sopportare. Diviene chiaro che menzogna e sincerità uccidono entrambe l’amore ma la seconda molto più della prima. Diviene chiaro che tutto finisce quando si inizia ad amare “un po’ meno”, quando si vuole riflettere troppo, quando si vogliono vedere i difetti, quando si critica e si è scontenti. Subentra pian piano l’indifferenza e poi il gelo, la notte buia e tenebrosa. Manca il respiro, tutto diviene complicato ed è quasi impossibile alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi. Si ha sempre freddo. Il cuore mostra i suoi limiti, gli Dèi ci abbandonano e torniamo alla misera condizione mortale.

“Giaccio da solo nella casa silenziosa, la lampada è spenta, e stendo pian piano le mie maniper afferrare le tue, e lentamente spingo la mia fervente boccaverso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi– e all’improvviso son sveglio, ed intorno a me la fredda notte tace, luccica nella finestra una limpida stella –o tu, dove sono i tuoi capelli biondi, dov’è la tua dolce bocca?Ora bevo in ogni piacere la sofferenzae veleno in ogni vino; mai avrei immaginato che fosse tanto amaroessere soloessere solo e senza di te!”(Federico García Lorca)

E allora in quell’istante, nel momento della massima disperazione, occorre capire sino in fondo che amare davvero significa anche saper rinunciare all’altro, saper dire addio senza ostacolare l’altro, offrirgli la possibilità di ricominciare da un’altra parte. Così si comportano gli uomini. Altrimenti non sei un uomo degno di tale nome. Chi infligge sofferenza, chi tormenta un’altra persona non conosce il significato autentico dell’amore. Dedicato a tutte le vittime di violenza…

J.V.