In morte di un amico

E così te ne sei andato… in silenzio e senza dare disturbo, come tuo costume. Ora non verrò più a trovarti a Torre, non pranzeremo più assieme, non discuteremo più. Eri intelligente e ostinato, bastian contrario per antonomasia, capace di furiose levate di scudi e di improvvisa comprensione. Eri generoso, forte, coraggioso… il più coraggioso. Eri ospitale, pragmatico, veramente socialista fino al midollo, duro ma capace di gesti di tenerezza. Eri un amico, un grande amico, un uomo di altri tempi… migliori di questi. Ti conoscevano tutti e ti apprezzavano per le tue doti umane, per il linguaggio stringato ed efficace, privo di fronzoli. Amavi profondamente il tuo lavoro e forse questo ti ha portato via. Segui la strada di un altro Giovanni ucciso da un male terribile. Ė proprio vero: i migliori se ne vanno. Potrei citare mille aneddoti ma preferisco ricordare la prima volta che venni a trovarti con mio suocero. Mi colpirono la franchezza, la generosità, l’empatia. Il tuo soprannome aveva un duplice significato: uno legato ad un filmaccio western degli anni settanta, l’altro dovuto al fatto che non avevi paura neppure del diavolo. In realtà eri un uomo profondamente buono, sensibile e capace di profonde riflessioni. Avevi capito molto del senso dell’esistenza e quindi non giudicavi nessuno. Caro amico mi sento più solo… Il dolore non mi consente di continuare… ti sia lieve la terra.
Denn wir sind nur die Schale und das Blatt.
Der große Tod, den jeder in sich hat,
das ist die Frucht, um die sich alles dreht.

Um ihretwillen heben Mädchen an
und kommen wie ein Baum aus einer Laute,
und Knaben sehnen sich um sie zum Mann;
und Frauen sind den Wachsenden Vertraute
für Ängste, die sonst niemand nehmen kann.
Um ihretwillen bleibt das Angeschaute
wie Ewiges, auch wenn es lang verrann, –
und jeder, welcher bildete und baute,
ward Welt um diese Frucht, und fror und taute
und windete ihr zu und schien sie an.
In sie ist eingegangen alle Wärme
der Herzen und der Hirne weißes Glühn -:
Doch deine Engel ziehn wie Vogelschwärme,
und sie erfanden alle Fruchte
Noi siamo la buccia e la foglia.

Noi siamo la buccia e la foglia.
La grande morte che ognuno ha in sé
è il frutto attorno a cui ruota ogni cosa.

Per questo frutto crescono le ragazze
levandosi come un albero da un liuto
e ragazzi per averle bramano diventare adulti,
e chi cresce confida alle donne paure
che nessun altro potrebbe placare.

Per questo frutto rimane eterno
quel che ammirammo anche se passato da tempo-
e scultori e architetti si realizzarono
in un mondo che gelò, sgelò
e s’intrecciò con esso illuminandolo.

Vi fluirono dentro il calore del cuore
e il bianco ardore del cervello-:
ma i tuoi angeli vi passano sopra come uccelli:
tutti i frutti erano verdi per loro.

(Rainer Maria Rilke, Da Il libro d’ore, Poesie, Volume primo, Einaudi-Gallimard, Torino 1994)

J.V.

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