IL MAGO DEL CREMLINO

IL MAGO DEL CREMLINO

Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli, pubblicato prima in Francia da Gallimard, poi in Italia da Mondadori.
Vadim Baranov, immaginario consigliere di Putin, è il mago del Cremlino. Ispirato allo spin doctor Vladislav Surkov. Un lungo monologo scaturito dall’incontro tra due appassionati di Evgenij Zamjatin, scrittore russo autore del romanzo distopico Noi. Una storia della Russia da Ivan il Terribile a Putin. Nostalgia, essenza del Potere, quello vero. Politici, criminali, doppia anima russa, errori occidentali. Putin interpreta il sentimento di sconfitta dei russi e consegna al popolo russo nuovi motivi d’orgoglio, reintroducendo un discorso neo-imperialista. Inizia con la guerra cecena e con la politica come “risposta ai terrori dell’uomo”. Baranov è un accompagnatore dell’uomo che comanda in una solitudine destinata a trasformarsi in paranoia e gelida violenza. Coloro che pensano di manipolarlo, come Borís Berezovskij, si bruciano. Sono soltanto strumenti per giungere ad una nuova definizione del potere. La Russia come “macchina degli incubi dell’Occidente”.

L’ex spia del KGB oggi è lo Zar Vladimir. Giuliano da Empoli scrive un romanzo che ricorda il gelo metafisico del Principe avvolto dalle nebbie di John le Carré. Vengono evocate le forze del caos, della tragedia classica densa di vendette, crimini e misfatti. Il distillato è un potere spietato e violento che appare come unico orizzonte possibile. Baranov come nuovo Rasputin comprende che il potere è come il sole e la morte: non lo si può guardare in faccia direttamente, soprattutto in Russia. La Russia per lui è un paese di muti, il paese della Bella addormentata, meraviglioso ma privo di vita perché manca il soffio della libertà, oggi come al tempo degli zar bianchi e rossi. Il destino dei russi è di essere governati da Ivan il Terribile. Gorbačëv non è mai stato amato dai russi. Bastava guardarlo per capire che avrebbe distrutto il proprio paese. Voleva fare bere latte ai russi. Latte al posto della vodka. In Russia! È ovvio che tutto sarebbe andato a puttane. Con lui la Russia diviene il Paese della televisione che per sua natura è barbara e volgare. Gorbačëv voleva scimmiottare gli americani ma l’immemoriale anima russa riemerge dal profondo. Un grande show patriottico televisivo chiese al popolo russo di indicare i propri eroi. Non vennero fuori gli spiriti magni come Tolstoj, Puškin, Andrej Rublëv ma una lista di autocrati sanguinari come Ivan il Terribile, Pietro il Grande, Lenin, Stalin. Il più votato? Il più sanguinario: Stalin.
Poi Eltsin, gonfio di vodka, viene preso per il culo da Clinton. Deriso e sbeffeggiato. A quel punto gli oligarchi russi decidono di puntare sul più duro di tutti, su un uomo gelido e spietato: Vladimir Vladimirovic Putin. Berezovskij pensa di usarlo. Non andrà così. Vladimir è veloce di pensiero, convenevoli di rito e cortesie non gli si addicono. Restaura immediatamente la verticale del potere. Inizia con la guerra in Cecenia e dice in modo chiaro ai suoi che non sarà una guerra ipocrita all’americana. Sarà una guerra spietata e senza inutili scrupoli e demagogie. Dirà “La patria è sotto attacco”. Al Cremlino non promana più il fiato alcolico di Eltsin ma il vento gelido dello spietato potere di Vladimir Putin, nuovo Ivan il Terribile. I suoi occhi incutono terrore agli interlocutori. Il suo è il linguaggio del comando e del controllo e il suo messaggio al popolo russo è chiaro e secco: “metteremo fine alla disintegrazione della Russia” con qualsiasi mezzo. Il potere vero viene riattivato, il legame tra sovrano e popolo viene rinsaldato dal Terrore come ai tempi di Stalin. Al ristabilito ordine interno ora si deve accompagnare la potenza esterna. Una spaventosa sete di rivincita pervade lo Zar soprattutto dopo le dichiarazioni offensive di Obama sulla “Russia potenza regionale”.

Putin rivuole il posto d’onore sulla scena mondiale, l’uomo d’acciaio è tornato e vuole regolare i conti con l’Occidente capitalista, libertino e materialista. La paranoia della spia e l’alleanza con la Chiesa ortodossa lo rendono ancora più credibile. Che la Russia sia un’immensa prigione a Putin non interessa. I russi non devono farsi travolgere dalla decadenza occidentale, dalla mediocrità del quotidiano. Basta col complesso del barbaro di frontiera. Occorre impedire il contagio occidentale. La sovversione arancione in Ucraina va combattuta duramente col Caos. Non occorre vincere la guerra, basta continuarla in modo che il mondo abbia di nuovo paura della Russia. Inizia a finanziare tutti gli avversari dell’Occidente, fa uccidere gli oppositori, avvelena i suoi ex amici. Sua Maestà Imperiale Vladimir Putin ripristina l’Impero, L’aquila bicipite è pronta a volare e usare gli artigli e il becco. Il suo Impero nasce dalla Guerra ed è tornato alla Guerra. Lo Zar sa di essere solo e vuole restare tale. Il suo è il potere puro. L’unico trono che gli darà la pace è la Morte.

Come scrive Le Monde “Un romanzo che illumina profondamente il presente”.
Nulla di nuovo sotto il sole “Di tanto in tanto un uomo si erge nel mondo, sfoggia la sua fortuna e proclama: sono io! La sua gloria vive il tempo di un sogno interrotto, già la morte si erge e proclama: sono io !”

J.V.

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