CITAZIONI DA GÜNTHER ANDERS, L’UOMO È ANTIQUATO

CITAZIONI DA GÜNTHER ANDERS, L’UOMO È ANTIQUATO

Günther Anders è lo pseudonimo di Günther Siegmund Stern. Nasce a Breslavia il 12 luglio 1902 è muore a Vienna il 17 dicembre 1992.

Figlio dello psicologo Wilhelm Stern, riceve una solida formazione umanistica. Ebreo tedesco assimilato, studia con Martin Heidegger e Edmund Husserl. Nel 1929 sposa Hannah Arendt. Si separano otto anni dopo. Esule negli Stati Uniti dal 1933, sopravvive con svariati lavori manuali, poi riesce ad insegnare presso la New School for Social Research di New York. Scrive il suo primo libro di riflessioni filosofiche, Die Schrift an der Wand. Rientra in Europa nel 1950 e si stabilisce a Vienna. Nel 1956 pubblica Die Antiquiertheit des Menschen (L’uomo è antiquato). La sua è la filosofia della discrepanza (Diskrepanzphilosophie), ovvero la divergenza tra ciò che è diventato tecnicamente possibile (ad esempio, la distruzione nucleare di tutto il globo), e ciò che la mente umana è in grado di immaginare. Impegnato contro il riarmo atomico, assume posizioni aspre ma assai condivisibili. Negli anni Ottanta del secolo scorso riapre il dibattito sull’utilità del pacifismo non-violento in un’epoca minacciata dall’olocausto nucleare e da un’umanità disincantata.

Di seguito un importante passaggio del libro “L’uomo è antiquato”:

“Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini. L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate. In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi. Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo. Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massicciamente, attraverso la televisione, divertimenti che adulano sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. È buono, in chiacchiere e musica incessante, impedire allo spirito di pensare.

Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio. In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana. E il modello della libertà.

Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, l’unica paura, che dovrà essere mantenuta, sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità.

L’ uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve essere un gregge. Tutto ciò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale, tutto ciò che metterebbe a repentaglio il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto. Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali”.

Anders in tedesco significa “altro” ed è con questo pseudonimo che pubblica opere importanti come “Essere o non essere”, Einaudi, Torino 1961;

“Kafka. Pro e contro”, Quodlibet, Macerata 2006;

“Discorso sulle tre guerre mondiali”, Linea d’ombra, Milano (1990);

“L’uomo è antiquato”, 2 volumi, Bollati Boringhieri, Torino (2003) (prima edizione, Milano 1963);

“Amare, ieri. Appunti sulla storia della sensibilità”, Bollati Boringhieri, Torino (2004);

“Discesa all’Ade. Auschwitz e Breslavia”, 1966, Bollati Boringhieri, Torino, 2008;

“Dopo Auschwitz, in Auschwitz dopo Auschwitz. Poetica e politica dopo la Shoah”, a cura di M Latini, E. Storace, Meltemi, Milano 2018, pp. 241-246.

“Discorso sulle tre guerre mondiali”, Medusa, Milano 2018.

“Il mondo dopo l’uomo”, Mimesis, Milano 2008.

Un importante pensatore, un lucido osservatore del disastro umano.

J.V.

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