Umiliazione

Umiliazione

“Era quell’uomo che nessuno aveva potuto umiliare, e che s’era umiliato da sé”

(Promessi sposi, cap. XXIX)

A me è accaduto, spero accada a molti di voi. Lo spero vivamente. Si migliora, si diviene umili e meno superbi, si prova ad aiutare altri che sono stati umiliati, a nutrire compassione per loro e per i prepotenti. Come dice un grande gnostico del Novecento “Soltanto nell’umiliazione si misura la propria forza.”

È quando non si ha più niente da perdere che si ottiene tutto, si è liberi di scegliere il proprio destino. Poi uno può scegliere il destino del Santo bevitore, del Monaco errante, del Maestro, del Muto, del Mendicante, dell’Anonimo… Capita anche che i nostri migliori amici provino piacere nella nostra umiliazione, anzi forse l’amicizia è fondata sull’umiliazione. Difficilmente, tranne rari casi, un amico gode del nostro successo. Più facilmente prova piacere nel nostro avvilimento e nell’aiuto che può fornirci. Nessuno si scandalizzi. Funziona così e non bisogna stupirsi né disprezzare l’amicizia. Siamo complicati, uomini e donne, al di là di politicamente corrette differenze di genere. La nostra natura è complessa, articolata, labirintica, sconosciuta soprattutto a noi stessi. Tutto ciò che è alto, per acquistare verità e forza, deve passare attraverso la vendetta barbarica del basso, passare dal tremendo tribunale del corpo. Nessuna idea meravigliosa può sfuggire alla dittatura giudiziaria del nostro vile e miserabile corpo. Siamo comunque sangue e merda, dolore e passione, poca ragione e molto istinto animale. Gli Dèi ci odiano quando usciamo da questa bassa condizione. Appena tentiamo di innalzarci ci perseguitano con disgrazie, sciagure, lutti, tragedie. Ci ricordano che siamo delle povere creature senza senso alcuno. Se amiamo qualcuno ci verrà tolto o verremo costretti a fargli del male o a riceverlo. I nostri affetti sono i nostri punti deboli. Gli Dèi invidiosi, come boss mafiosi, colpiscono i nostri affetti più cari. Quando Hidetora Ichimonji si riconcilia col figlio Taro e gode un momento di serenità, Taro viene assassinato. Così Michael Corleone vede morire la figlia innocente tra le sue braccia.

Eppure dobbiamo insistere, dobbiamo capire e possedere la forza per non ferire gli altri, fare tesoro della dura lezione della delusione e dell’umiliazione, capire che gli Dèi puniscono il nostro orgoglio, la nostra superbia. Tutti noi siamo chiamati a provare tre grandi umiliazioni: la malattia, la vecchiaia e la morte. Come lampi nella notte ci rivelano la complessità del bosco. Michel de Montaigne scrive “Capita alle persone veramente sapienti come alle spighe di grano, che finché sono vuote si alzano diritte e fiere, ma appena sono piene di chicchi, cominciano a umiliarsi e ad abbassar la testa.”Come al solito il grande scettico ci aiuta a capire…

J.V.