GLI SCACCHI. ORIGINI

GLI SCACCHI. ORIGINI

Il primo nome col quale sono stati conosciuti è il termine sanscrito Chatrang (Chatur, quattro; anga, parte). Il gioco della Chaturanga si diffonde in Medio Oriente e in Nordafrica.
Una leggenda racconta che un re indù, di nome Iadava, vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, e che, per avere ragione del nemico, dovette compiere un’azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il re non si era più dato pace, perché si sentiva colpevole per la morte del figlio, e ragionava continuamente sul modo in cui avrebbe potuto vincere senza sacrificare la vita del figlio: tutti i giorni rivedeva lo schema della battaglia, ma senza trovare una soluzione. Tutti cercavano di rallegrare il re, ma nessuno vi riusciva. Un giorno si presentò al palazzo un brahmano, Lahur Sessa, che, per rallegrare il re, gli propose un gioco che aveva inventato: il gioco degli scacchi. Il re si appassionò a questo gioco e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, ovverosia suo figlio. Il re fu finalmente felice, e chiese a Lahur Sessa quale ricompensa egli volesse: ricchezze, un palazzo, una provincia o qualunque altra cosa. Il monaco rifiutò, ma il re insistette per giorni, finché alla fine Lahur Sessa, guardando la scacchiera, gli disse: «Tu mi darai un chicco di grano per la prima casa, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via». Il re rise di questa richiesta, meravigliato del fatto che il brahmano potesse chiedere qualunque cosa e invece si accontentasse di pochi chicchi di grano. Il giorno dopo i matematici di corte andarono dal re e lo informarono che per adempiere alla richiesta del monaco non sarebbero bastati i raccolti di tutto il regno per ottocento anni. In questo modo, Lahur Sessa insegnò al re che una richiesta apparentemente modesta può nascondere un costo enorme. In effetti, facendo i calcoli, il brahmano chiese 18.446.744.073.709.551.615 (18 trilioni 446 biliardi 744 bilioni 73 miliardi 709 milioni 551mila 615) chicchi di grano (Malba Tahan, L’uomo che sapeva contare, Adriano Salani Editore, 2001)
In ogni caso, il re capì, il brahmano ritirò la richiesta e divenne il governatore di una delle province del regno. Una fonte accreditata ne La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig riporta invece l’uccisione del monaco.

Il passaggio nel mondo occidentale avviene in Spagna attraverso la mediazione araba. Scacco proviene dal persiano Sha (Re), alfiere dall’arabo al-Fil (elefante). Abu Akbar Muhammad ibn Yahya as-Suli, un intellettuale di Baghdad del X secolo viene considerato il miglior giocatore dei suoi tempi.
La Spagna è la culla della scacchistica europea e il luogo dove gli scacchi acquisiscono un carattere medievale (Re, Regina, Cavaliere, Torre). È il gioco dell’alta aristocrazia. Alfonso X nel XIII secolo fa scrivere un importante libro. Poi l’età dell’oro della scacchistica spagnola tra XV e XVI secolo con i primi trattati per l’insegnamento. Vicent, Lucena, Damiano e il vescovo Ruy López de Segura sono considerati i migliori giocatori al mondo. Il vescovo è autore del primo libro in cui si espone in modo chiaro la teoria del gioco. Famose le sue vittorie contro Leonardo di Cutri, detto il Puttino. La sua apertura viene usata ancora oggi e porta il nome di “spagnola”. Il Puttino si prenderà la rivincita a Madrid al tempo di Filippo II. Nel Settecento il francese André Danican Philidor, musicista e grande intellettuale, viene considerato il giocatore più forte del mondo. A lui fobbiamo lo sviluppo tecnico del gioco. Ancora oggi applichiamo la “difesa Philidor”. Nell’Ottocento assistiamo allo scontro tra l’irlandese Alexandre McDonnell e il francese Charleston Mahé de La Bourdonnais. La vittoria del francese viene ovviamente enfatizzata dalla stampa parigina. La scacchistica romantica viene portata si vertici dal matematico di Breslavia Adolf Anderssen, autore di un importante volume. Successivamente, a partire dalla metà dell’Ottocento, per merito di Paul Morphy e Wilhelm Steinitz si codificano i fondamenti strategici del gioco; nel 1886 lo stesso Steinitz, dopo una sfida contro Johannes Zukertort, si proclama primo campione del mondo. Paul Charles Morphy è considerato universalmente il primo campione del mondo non ufficiale. Il suo gioco spettacolare e le sue enormi capacità rendono gli scacchi molto popolari negli USA.
A cavallo tra Ottocento e Novecento si affermano i rampolli dell’aristocrazia russa come Čigorin, Kieseritzky e il giovane Alekhine, futuro campione del mondo. Ovviamente si appassionano agli scacchi anche i leader rivoluzionari come Lenin. Famosa la sua partita a Capri con Bogdanov seguita appassionatamente da Gorki.

Continua.

J.V.