Qualche timida parola sulla dilagante maleducazione

Qualche timida parola sulla dilagante maleducazione

 
“Convincere l’altro, dialogare con lui, argomentare sul merito è molto più impegnativo e difficile che non trascinare l’avversario in una zuffa ove è solo l’ira e la forza bruta a prevalere. Abbiamo spesso in televisione esempi meschini di questo atteggiamento e l’effetto perverso che essi producono – anche quando si sa bene che sono risse appiccate ad arte e quindi fittizie – è quello di devastare, per imitazione, le relazioni sociali quotidiane. Mai come in questo tempo la maleducazione, il conflitto, il contrasto sono il vessillo inalberato sulla debolezza della ragione e della dignità personale.” (Gianfranco Ravasi)


Comportamenti scorretti e assai maleducati sono purtroppo assai frequenti e spesso colpevolmente tollerati. Risultato evidente di una diffusa ignoranza e della balzana idea che questa ignoranza sia un valore. “Non ho studiato e me ne vanto” oppure “ho studiato all’università della strada” sono sciocchezze ricorrenti e assai sgradevoli. Generalmente quando una testa è vuota dà fiato a questo tipo di inenarrabili sciocchezze e si può serenamente affermare che intelligenza e maleducazione sono ossimoriche. Il rischio consiste nell’abituarsi alla maleducazione. Non bisogna dare tregua ai maleducati, occorre contrapporre intelligenza e cultura alla loro stupida ignoranza. Spesso attuo la strategia del barone di Charlus e fingo di non aver sentito il maleducato, non lo considero, non rispondo, contrappongo un assordante silenzio al suo flatus ventris. Credo che sia buona educazione contrapporre questa elegante forma di silenziosa maleducazione alla flatulenza verbale.

Soprattutto molti giovani pensano di essere originali comportandosi male. In realtà per essere eccentrici ci si dovrebbe vestire in maniera elegante e parlare in modo forbito, colto e appropriato. Per coloro che sono stati educati alla gentilezza la vita è sempre più complicata. Credo che dovremmo attuare una vera e propria rivolta degli educati, convincere i maleducati ad istruirsi e usare parole appropriate in modo da poter spiegare le proprie ragioni senza grugniti porcini, turpiloquio e urla belluine. In genere il maleducato non comprende la cortesia o gentilezza, la sua cafonaggine è un ostacolo insormontabile. Il cafone spesso scambia la propria imbecillità per sincerità, ritiene di poter dire tutto ciò che gli passa per la testa, vomita suoni inarticolati, privi di un pensiero, non si pone problemi di decenza. Nella sua infinita stupidità il maleducato si spaccia per persona onesta e sincera. “Dico sempre quello che penso” è l’idiozia tipica del cialtrone, dell’idiota quotidiano. Purtroppo la vera globalizzazione è quella dei maleducati, compulsatori frenetici di telefonini, urlatori delle proprie misere vicende in pubblico, senza ritegno e pudore. Grazie alla televisione la maleducazione è più contagiosa di qualsiasi malattia… è la malattia per eccellenza. Qual è la frase maleducata per eccellenza? “Ho ragione”.


Ho speso forse troppe parole. I grandi come Dante sono più sobri e concisi…“e cortesia fu lui l’esser villano”. Ecco cos’è il genio…


J.V.