Qualche appunto sulla volgarità

Qualche appunto sulla volgarità 


“La volgarità consiste nel pretendere di essere ciò che non siamo.”(Nicolás Gómez Dávila)


Credo che Dávila dica tutto in poche parole. Pretendere di essere ciò che non siamo è davvero la massima forma di volgarità, oscenità e mancanza di pudore. Vecchi che vogliono essere giovani a tutti i costi, analfabeti che si atteggiano a scrittori, tuttologi che discettano su qualsiasi argomento, opinionisti improvvisati e senza arte né parte, politici che non hanno mai aperto un libro e non sanno chi sia Schmitt, Tocqueville, Bodin o Pareto. La società massificata è volgare nella sua essenza, imbecille e ottusa. Le masse sono volgari. Per queste “menti” volgari pare che il successo fine a stesso sia il criterio di saggezza, la mancanza di autenticità una garanzia, l’incultura un sigillo, la maleducazione una medaglia al valore. Questi bifolchi scambiano la maleducazione per verità. Dicono tutto ciò che gli passa per la testa, vomitano parole senza ritegno e senza controllo, sono contrari al merito e pensano che siamo tutti uguali. La verità è che alcuni uomini volgari sono più simili ad un verme che ai propri simili. I campioni dell’indecenza sono coloro che vogliono avere a tutti i costi ragione. Sempre Dávila coglie il cuore della questione quando sostiene che “Forse altre epoche sono state volgari quanto la nostra, ma in nessun’altra la volgarità è stata così inesorabilmente amplificata da quella straordinaria cassa di risonanza che è l’industria moderna.”

Sembra quasi che nel mondo moderno non vi sia alternativa tra solitudine e volgarità. La bellezza viene uccisa quotidianamente, prevale l’estetica del brutto, del rozzo e volgare. Prevale l’indecenza del mettere in piazza (televisione) i propri sentimenti, di piangere in pubblico sino a giungere ad un comportamento ributtante. L’uomo volgare necessita di proselitismo, di aver ragione. Non vuole faticare, reclama continuamente diritti, nega la durezza esistenziale, pensa che tutto gli sia dovuto, impone la propria volgarità spudoratamente come diritto. Guido Ceronetti fornisce un ritratto “Un lungo mozzicone schiacciato nel lavabo di una toilette è come il film del ritratto morale di un uomo. Eccolo: volgare, prepotente, stupido, ingeneroso, tutto per sé nel coito, pieno di denaro truffato o arraffato, indifferente alle sciagure degli altri, distruttore di animali e di piante… avido, pesante in tutto, rumoroso, vociante, ignobilmente pratico… rispettoso della potenza, adoratore delle macchine. Andato lì per pisciare, ha lasciato la sua fotografia; il nome non importa.”

L’uomo volgare è furbo, mai intelligente, razziatore, moralista, giudicante, amante delle gogne mediatiche e delle sofferenze altrui. Nazismo, stalinismo, regimi dittatoriali in genere trionfano grazie alla volgarità delle masse, all’incultura, all’omologazione e al conformismo. Circa due secoli fa Leopardi aveva già capito l’essenza della modernità “Né mi diceva il cor che l’età verde sarei dannato a consumare in questo natio borgo selvaggio, intra una gente zotica, vil; cui nomi strani, e spesso argomento di riso e di trastullo, son dottrina e saper.”

Gli uomini volgari insozzano tutto ciò che toccano e sono incapaci di provare autentici sentimenti d’amore, solidarietà. Non capiscono nulla e si crogiolano nella loro animalesca violenza. 
“Vi sono certi individui. sul viso dei quali è impressa una tale ingenua volgarità e una tale bassezza del modo di pensare, nonché una tale limitatezza bestiale dell’intelletto, che ci stupisce come mai simili individui abbiano il coraggio di uscire con un simile viso e non preferiscano portare una maschera.” (Arthur Schopenhauer)


Ho concluso volutamente con l’aforisma di un uomo che scelse la solitudine e la misantropia come antidoto alla volgarità. Malgrado veda incultura e volgarità oggi trionfanti voglio continuare a pensare alla scuola come antidoto alla volgarità… purché ognuno reciti la propria parte e non pretenda di essere altro.


J.V.