PERCHÉ TUTTO QUESTO NEL CUORE D’EUROPA NEL 2022?

PERCHÉ TUTTO QUESTO NEL CUORE D’EUROPA NEL 2022?



Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio Putin ha annuncia “un’operazione speciale” in territorio ucraino per “smilitarizzare il Paese” e “proteggere il Donbass”. Le radici di questa decisione sono remote. Ma i motivi che hanno spinto il leader russo ad agire non sono solo storici ma geopolitici. Inoltre ha avvertito che ci saranno “conseguenze mai viste se qualcuno interferisce”. La Russia considera l’Ucraina come parte naturale della sua sfera di influenza e molti ucraini sono di madrelingua russa, nati quando il Paese faceva parte dell’Unione Sovietica prima di ottenere l’indipendenza nel 1991.Occorre adesso fare un passo indietro e spiegare sommariamente cosa accadde nella seconda guerra mondiale.Il 10 aprile ‘38 un plebiscito sanziona l’Anschluss. Ora tocca alla Cecoslovacchia. Hitler ottiene una vittoria a Monaco tra il 29 e il 30 settembre. Chamberlain torna a Londra convinto di aver soddisfatto le richieste di Herr Hitler… infatti il primo ottobre le truppe tedesche penetrano nei Sudeti e a marzo del 1939 occupano Praga creando il protettorato tedesco su Boemia e Moravia con la Slovacchia satellite tedesco. Sul corridoio di Danzica il giochino finisce. Stalin non ottiene il passaggio delle sue armate attraverso la Polonia e si allea strumentalmente con Hitler col patto Molotov-Ribbentrop stabilendo con protocollo segreto la quarta spartizione polacca. Comunisti occidentali spiazzati. Primo settembre 1939 attacco tedesco alla Polonia. Inizia così il secondo conflitto mondiale o, come dicono alcuni, la fase finale della guerra dei trent’anni del Novecento. Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania ma si mantengono sulla difensiva. Così la Wehrmacht in due settimane raggiunge gli obiettivi prefissati con un’azione combinata di mezzi corazzati e attacchi aerei. I polacchi oppongono una difesa tanto eroica quanto inutile lanciando persino cariche di cavalleria contro i carri armati tedeschi. Il 17 settembre, mettendo in atto i protocolli segreti, i sovietici occupano la Polonia orientale. In novembre Stalin attacca la Finlandia ma trova una resistenza tenace. La Finlandia capitola a marzo ‘40. Hitler matura la convinzione che l’Armata rossa sia debole. Stalin, raggiunti gli obiettivi che si era prefissato, pensa di tenersi fuori dalla guerra e consegna i comunisti tedeschi fuggiti in URSS alla Gestapo, ma la logica espansionista hitleriana e il collante ideologico contro comunismo, slavismo ed ebraismo porta ad una miscela esplosiva che si attua con l’operazione Barbarossa il 22 giugno del 1941. Persino Franco, sinora neutrale, invia truppe contro l’Unione sovietica. Truppe tedesche aiutate da rumeni, ungheresi e finlandesi, circa tre milioni di uomini con 10.000 carri armati e 3.000 aerei penetrano sul territorio sovietico coprendo un fronte di 16.000 km, dal Mar Nero al Baltico. Anche Mussolini invia 220.000 uomini. Guerra lampo e logica di sterminio per assoggettare e schiavizzare gli “inferiori”. Stalin colto di sorpresa perde tre milioni di soldati, 20.000 carri armati e 15.000 aerei. Nell’autunno i tedeschi raggiungono le periferie di Mosca e Leningrado, mentre a sud la linea del fronte si stabilizza sul bacino del Donez. Però la guerra lampo fallisce e le atrocità tedesche rafforzano la coesione del popolo russo. Stalin astutamente lancia lo slogan della Grande Guerra Patriottica e inoltre riceve aiuti, come la Gran Bretagna, dagli Stati Uniti. Il generale Inverno aiuta i sovietici che già a fine anno contrattaccano. Stalingrado, poi battaglia di Berlino e definitiva sconfitta tedesca. Bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Conferenza di Yalta e avvio di un mondo bipolare. Conferenza di Potsdam nell’aprile ‘45. Bilancio, ammesso che sia possibile, circa 100 milioni di morti tra militari e civili, orrore senza fine, città inermi devastate, lager e gulag, violenze e barbarie di ogni genere.È finita la guerra calda… tra poco inizierà la fredda. Politica dei blocchi che termina nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino. L’URSS implode e gli ex Stati satellite entrano nell’orbita occidentale. Gorbaciov, Eltsin, poi Putin dal 1999. Da più di vent’anni al potere con idee assai chiare sul ruolo della Santa Madre Russia e sull’Occidente.
La crisi di oggi trova un passaggio importante nel 2014 quando, dopo le proteste, viene cacciato il presidente filorusso Viktor Yanukovych. Al suo posto viene eletto Petro Poroshenko, molto più vicino all’Occidente e non gradito da Mosca. Sempre nel 2014, Putin annette la Crimea e incoraggia la rivolta dei separatisti filorussi nel Donbass. Le trattative del 2014 falliscono e l’anno successivo Russia e Ucraina siglano in Bielorussia gli accordi di Minsk che prevedono il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti da entrambe le parti, un dialogo su una maggiore autonomia delle repubbliche nel Donbass, grazia e amnistia per i prigionieri di guerra, lo scambio degli ostaggi militari. Da allora le tensioni sono rimaste sempre presenti, senza però esplodere. Fino ad oggi. Intanto lo zar si prepara alla guerra e alle sue inevitabili conseguenze. L’Europa no. Ed ora ci troviamo in una situazione di debolezza col paradosso che non solo non riusciamo a fermare la marcia di Putin su Kyiv ma la stiamo finanziando a causa dell’aumento costante del gas dovuto ad un nostro errore strategico. Nel 2014 il rublo crolla e la Russia entra in recessione. Putin consapevole della sua fragilità passa gli ultimi otto anni a rendere l’economia russa meno dipendente dall’Occidente adottando una politica fiscale draconiana, una feroce riforma pensionistica ed una politica autarchica grazie agli aumenti continui del prezzo del petrolio. Inoltre accumula riserve internazionali per 640 miliardi di dollari e trova sponda nella Cina. Noi europei, ed in particolare modo l’Italia, commettiamo errori a catena dipendendo sempre più dal gas russo. In Italia si giunge addirittura alla scelleratezza di ridurre l’estrazione del gas. Così il 21 febbraio di quest’anno Putin decide di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche separatiste ucraine, Lugansk e Donetsk e ordina al ministero della Difesa di dispiegare forze armate “per assicurare la pace”. Mossa propedeutica all’invasione. Nel discorso alla Nazione il presidente russo ribadisce : “L’Ucraina è parte integrante della nostra storia e cultura. Non è solo un Paese confinante, sono parenti, persone con cui abbiamo legami di sangue. L’Ucraina è stata creata dalla Russia. Fu Lenin a chiamarla in questo modo, è stato il suo creatore e il suo architetto. Lenin aveva un interesse particolare anche per il Donbass”. Per Putin, nella sua personale ricostruzione, è stato “un errore” del leader bolscevico strappare i territori alla Russia per creare l’Ucraina. “L’Ucraina ha sempre rifiutato di riconoscere i legami storici con la Russia, e non c’è da meravigliarsi quindi per l’ondata di nazismo e nazionalismo” in questo Paese, ha aggiunto.Sempre secondo Putin, inoltre, “l’Ucraina non ha mai avuto una tradizione stabile come nazione a sé stante. Quindi ha iniziato a copiare modelli di vita degli altri Stati, in questo caso occidentali, diventando una serva”. Una visione già espressa molte volte in passato. A quasi 70anni e dopo un lunghissimo periodo di potere Putin vuole lasciare un’eredità forte, che rispecchi il suo progetto imperialista e che gli faccia recuperare quella popolarità che sta andando deteriorandosi. Con l’invasione vuole ritrovare consenso. I rischi sono calcolati. Il gas aumenta il proprio prezzo e il calo di export dovuto alle sanzioni viene così compensato. Inoltre Putin vuole sondare lo stato di salute della NATO. Va poi considerato che la Nato, in questa vicenda ha un ruolo fondamentale perchè il Paese di Zelensky ha più volte ribadito – anche nell’ultimo periodo – le sue aspirazioni di aderire all’Alleanza (e all’Unione europea). Opzione duramente respinta da Mosca. In ogni caso la Nato non può accettare nuovi membri già coinvolti in conflitti. L’Occidente pensava ad una pura provocazione ma Putin fa ciò che dice. Il suo pensiero è semplice. Si è già annesso Georgia, Crimea, Donbass. Tucidide insegna: le guerre scoppiano quando se ne parla troppo. Ma chi è Putin? Nei convulsi giorni che seguirono la caduta del Muro, il 9 novembre 1989 Putin resta nell’edificio del KGB a Dresda, sito accanto a quello della Stasi, impegnato a bruciare un’enorme quantità di fascicoli dell’archivio segreto.Il 5 dicembre una folla inferocita assalta e distrugge la sede della Stasi per poi minacciare quella del KGB. Putin esce in cortile armato di pistola, si qualifica come interprete e spiega che quello è territorio sovietico e infine dice con voce bassa: «Ho 12 pallottole. Una la lascio per me. Ma compiendo il mio dovere, dovrò sparare.»Ammanta di sfarzo imperiale il proprio potere, attento alla coreografia, incarna il nuovo zar. Tiene a distanza i propri interlocutori secondo un consumato cerimoniale. Incute timore col tono calmo e composto della voce. Vuole tornare ai confini russi pre89 e disprezza tutto ciò che non è russo. La Nato deve sloggiare dagli ex Paesi “satelliti” perché sono i suoi “Stati cuscinetto”. Usa la tecnica dell’aiuto fraterno verso i paesi che invade e considera l’Ucraina carne della sua carne. Ovviamente i giovani ucraini, attratti dall’Occidente, non la pensano come lui. Non hanno il minimo ricordo della vita ai tempi in cui la loro terra faceva parte dell’impero sovietico. Vogliono un modello di vita che non è quello americano, ma quello europeo. Purtroppo gli occidentali non comprendono l’animo russo e i russi come Putin non amano l’Occidente che definiscono genericamente americano. Putin disprezza Biden che considera un pavido e sicuramente è convinto, come i cinesi, che gli americani fuggiti dall’Afghanistan, non siano più così potenti. È un nazionalista che vuol riscrivere la Storia, riprendersi l’onore. Dell’Urss e del comunismo non gli interessa nulla. Così decide di riprendersi l’Ucraina dal momento che la vede come minaccia al suo regime. Gli Slavi umiliati debbono riconquistare il proprio onore. Putin si sente come Pietro il Grande che va a riprendersi Poltava. Per Putin il ridimensionamento della Russia dopo l’89 è il più grave disastro del Novecento. Detesta i comunisti e Lenin e Stalin gli servono soltanto per la propaganda. È un nazionalista paragonabile allo zar Alessandro I che vuole un nuovo Congresso di Vienna contro democratici, liberali e oppositori del suo nazionalismo. La debolezza americana e la disunione europea lo spinge all’attacco. Inoltre sa bene che un intervento occidentale a favore dell’Ucraina significa guerra frontale con conseguenze atomiche inimmaginabili. Proprio per questo a sua volta lo zar non attaccherà paesi Nato. Ciò che è grave è che la Russia è sempre meno europea e sempre più asiatica. Occorrerà lavorare su questo punto, da Gogol a Dostoevskij e Tolstoj.In questo contesto acquista sempre più prestigio la Cina che gioca una partita diplomatica cinica in attesa di aver via libera su Taiwan e sulle rotte marittime. La dichiarazione congiunta di Mosca e Pechino lo scorso 4 febbraio è un trattatello sul nuovo ordine mondiale che le due grandi potenze hanno intenzione di imporre al mondo. Un documento pubblico e assai pubblicizzato firmato da Putin e dal presidente cinese Xi Jinping a Pechino durante l’inaugurazione dei giochi olimpici. Una dichiarazione di guerra all’Occidente. Paginette di concessioni reciproche che siglano un’alleanza per disegnare un nuovo ordine mondiale. Una nuova geopolitica mondiale, una demolizione dei valori occidentali.La premessa è questa: “È sorta una tendenza alla ridistribuzione di potere nel mondo e la comunità internazionale ogni volta di più larichiesta di una leadership intenta allo sviluppo pacifico e graduale”. Chiaro l’attacco a Washington e all’Europa. I due presidenti spacciano per democratico un sistema autoritario e contrappongono le loro “democrazie” a quella occidentale, sicuramente imperfetta, ma rispettosa de jure dei diritti civili. In Russia vige un autoritarismo crudele, l’opposizione è perseguitata e gli oppositori uccisi senza pietà. Non parliamo della Cina. Mosca e Pechino scrivono in modo netto che “non esiste un modello unico per guidare i Paesi al rafforzarsi della democrazia” mirando così ad annullare ogni critica di autoritarismo che provenga dall’Occidente. Continuano: “Spetta soltanto al popolo di ciascun Paese decidere se il suo è uno Stato democratico… Le parti sono disposte a collaborare con tutti i soggetti interessati a fomentare una autentica democrazia”. Qui sta la sostanza della questione: non occorre accettare il sistema democratico occidentale. Dal momento che ogni Paese ha le sue caratteristiche e la sua cultura, scrivono i due, “il carattere universale dei diritti umani deve essere interpretato attraverso le lenti della situazione reale e concreta di ciascun Paese e i diritti umani vanno considerati e protetti d’accordo alla situazione specifica di ogni Paese”. Ancora: “Le parti riaffermano il loro sostegno mutuo nella protezione dei loro interessi fondamentali e si oppongono a ogni ingerenza di forze esterne nei loro affari interni… le parti si oppongono a una estensione della Nato“. Il regalo russo a Pechino è il via libera su Taiwan (e le preziose rotte marittime che controlla nel mar della Cina). Putin il 4 febbraio ha firmato questo testo con Xi Jinping, è tornato in Russia e s’è annesso il Donbass.
La globalizzazione, anche per nostri gravi errori, si sta frantumando e sempre più si comprende che non esiste un sistema di sicurezza efficace. Tutto ciò fa emergere le potenze nazionaliste delle quali la Russia è per ora la più importante. Alle sue spalle si staglia la sagoma di Cina, Turchia, Iran, Arabia Saudita, India ecc. Si ritornerà ad autentiche cortine di ferro, ad un mondo tecnologicamente unificato ma orribilmente frammentato politicamente con buona pace di chi parlava di fine della Storia. La Storia procede lentamente in bene ma precipita improvvisamente nel baratro. In questi tristi momenti dobbiamo ripensare a Marc Bloch e all’importanza dei severi studi storici, alla sua “Apologia della Storia”. “Uomini mossi da una collera cieca e brutale, ma autentica, avevano incendiato e fucilato; ciò che premeva loro era ormai conservare una fede assolutamente certa sull’esistenza di “atrocità”, che, sole, potevano dare al loro furore un’apparenza di equità; si può supporre che la maggior parte di loro sarebbe inorridita, se avesse dovuto riconoscere la profonda assurdità del terrore panico che li aveva spinti a commettere tante azioni orrende; ma essi non riconobbero mai nulla di simile. 
Ricordo Articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
“Tutto è sempre possibile, anche la guerra, che ci sembra impensabile e che la nostra cultura si illudeva di aver superato e aveva invece soltanto rimosso.” (Claudio Magris)
Occorrerà prima o poi tabuizzare la guerra… pena la nostra estinzione.