Pensieri di scarsa rilevanza sulla Morte

Pensieri di scarsa rilevanza sulla Morte

“Cos’è la storia? Le sue radici sono in secoli di lavoro sistematico dedicato alla soluzione dell’enigma della morte, così che la morte stessa possa essere sconfitta. Ecco perché le persone scrivono sinfonie, e perché scoprono l’infinitezza matematica e le onde elettromagnetiche.”(Boris Pasternak, Dottor Zivago)

Morte, dal verbo mori, a sua volta dalla radice sanscrita mar, poi mor. Nello zendo, (la lingua dei testi sacri zoroastriani dell’antico Iran) morte si dice mara da cui l’italiano marasma, stato estremo di consunzione. Anche il greco antico ha importato questa radice mar, infatti il verbo μαραίνω (maraino) significa consumare, distruggere. Poi i greci usano ϑάνατος (thanatos).Il vivo rifiuta la Morte, la vecchiaia allo stadio ultimo, l’agonia. Fenomeno assurdo, inspiegabile, inevitabile. Tanatomorfosi paurosa, distruzione e dissimulazione. Parlare della Morte significa tentare di oggettivare il Nulla. Ecco allora il ricorso al mito. Scomparsa della coscienza, impossibilità del racconto. In Occidente la Morte è divenuta oscena, la nostra visione del morire è falsata, regolata dall’ignoranza, dalla fuga e dalla solitudine. Il morire diviene clandestino giacché il senso della comunità è andato distrutto e non esiste comunicazione degna di tale nome. Con la medicalizzazione della Morte, il morire viene privato del suo senso specifico e il morente si riduce ad oggetto, viene banalizzato, diviene un fatto clinico. Ennesimo trionfo della Techne contemporanea paludata dalla finzione repressiva della malattia. Non accettiamo di unirci alla comunità dei morti a causa del nostro individualismo esasperato. Dal XVII secolo diviene un’ossessione e con il secolo dei lumi si fugge davanti al morire, sinonimo del Nulla. Sono scomparsi simboli e linguaggi, miti e racconti. La Morte viene tenuta nascosta perché essa è la grande sconosciuta. L’uomo è essere-per-la-morte in un tempo non più ciclico ma irreversibile nel quale la Morte è punto di annientamento dopo il logoramento. Esiste soltanto il sogno dell’eterno presente quindi un non-esistente illusorio paludato dalla Techne. Vecchiaia e lutto non abitano più in Occidente. Viviamo come se non dovessimo mai morire e muoriamo come se non avessimo mai vissuto. Spesso la vita monotona assomiglia alla Morte e alcuni non fanno altro che sopravvivere in attesa della fine. Molti comprendono i loro congiunti soltanto dopo la morte. Come scrive Vladimir Jankélévitch “So che morirò, ma non ci credo”.

Come Elias Canetti odio la Morte e voglio nutrirmi di Amore. Voglio trovare in vita il modo di dire ciò che provo a coloro che amo. “Dove ci incontreremo dopo la morte? Dove andremo a passeggio? E il nostro consueto giretto serale? E i rammarichi per i capricci dei figli? Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi, quando avrò bisogno delle tue parole? Dio esige l’impossibile, Dio ci obbliga a morire.”(Angelo Maria Ripellino)

So che purtroppo la mia morte sarà un problema per coloro che mi vogliono bene e questo mi rattrista non poco.

J.V.