Le rivoluzioni russe

Le rivoluzioni russe

Costruzione del primo sistema di industria statale della storia. Ottobre ‘17 bolscevichi al potere, Urss dal ‘22 sino al ‘91. Nazionalizzazione integrale, partito unico, culto della personalità, ideologia totalizzante, popolazione inquadrata, repressa, spiata. Doveva essere il Paradiso in terra… si è rivelato il peggiore degli inferni. Modernizzazione forzata a spese dei contadini. Costruzione del Mito e del modello ispiratore per altri Stati dell’Europa orientale e del Terzo mondo. Oggi è impossibile negare: il sogno si è frantumato e resta una tremenda storia da raccontare. Continuità con la Storia russa: sottomissione della popolazione, zar rossi al posto dei Romanov, arretratezza economica ossimorica rispetto alle aspirazioni di grande potenza, Impero plurinazionale, autocrazia. Tutto accade grazie alla Prima Guerra mondiale.

Qualche passo indietro nell’Ottocento: ruolo dell’intelligencija, quadro nazionale complesso. Secondo il censimento del 1897 i russi costituivano meno del 50% della popolazione dell’Impero. Preoccupazione zarista e negazione delle altre componenti: ucraini, bielorussi, polacchi, finlandesi, ebrei, baltici, tedeschi, turchi, armeni, georgiani, azeri, caucasici e siberiani. Religioni: ortodossi, uniati, cattolici, luterani, animisti e musulmani. Dopo la vittoria su Napoleone l’esercito russo viene ritenuto immeritatamente invincibile. La guerra di Crimea vede vincitori i ben più attrezzati anglo-francesi. Qualche testa pensante capisce che forse bisogna modernizzare il paese e così nel 1861 viene abolita la servitù, cioè la dipendenza personale dei contadini dalla Chiesa, dai grandi proprietari terrieri e dallo Stato. Sulla guerra napoleonica è necessario leggere il conte Tolstoj (sarebbe utile leggere ogni cosa del conte), sulla servitù il capolavoro di Gogol, Le anime morte, opera di forte ispirazione dantesca. Spesso, quasi sempre, la letteratura ci aiuta a capire la Storia. Intanto parte anche l’industrializzazione dall’alto grazie al riformista conte Vitte. Nel 1898 nasce il partito socialdemocratico che arriva alla scissione nel 1903 tra un’ala moderata (menscevichi di Martov e Plechanov) e una radicale, bolscevica, formata da rivoluzionari professionisti e guidata da Vladimir Il’ič Ulianov detto Lenin. Ai leader bolscevichi si addicono nomi di battaglia. E qui ci soccorrono Dostoevskj con I Demoni e, soprattutto, un giovane critico letterario ungherese “Nella liberazione dal compromesso si na­sconde l’affascinante forza del bolscevismo. Ma colui che ne viene affascinato forse non si rende pienamente conto a che cosa va in­contro per cercare di evitarlo. Il suo dilemma è il seguente: si può raggiungere il bene con mezzi cattivi? Si può conquistare la libertà con l’oppressione? È mai possibile un nuovo si­stema mondiale se i mezzi usati per il suo rag­giungimento differiscono solo tecnicamente dai mezzi del vecchio sistema, così giustamen­te odiati e disprezzati? Qui evidentemente ci si potrebbe richiamare alla tesi della sociolo­gia marxista che dice che tutto il corso della storia sta nelle lotte di classe, nelle lotte degli oppressi contro gli oppressori, e la lotta dei proletariato non può sfuggire a questa “leg­ge”. Ma se ciò è vero, in questo caso (…) tut­to il contenuto ideologico del socialismo (tran­ne per quanto riguarda la soddisfazione degli interessi diretti del proletariato) non sarebbe che un’ideologia. E questo è impossibile. E proprio perché è impossibile, non si può, dal­l’accertamento dei fatti storici, fare il pilastro per una volontà morale, per la volontà di un nuovo sistema mondiale. Perché allora biso­gna prendere il male per il male, l’oppressio­ne per l’oppressione, il potere di classe per il potere di classe. E bisogna credere (e questo è il vero credo quia absurdum est) che ad un’oppressione non segua una nuova lotta de­gli oppressi per il potere (per poter esercitare una nuova oppressione) e così via, una serie interminabile di eterne lotte senza senso e sen­za scopo – ma l’abolizione dell’oppressione stessa”. (György Lukács Il bolscevismo come problema morale, 1918). In seguito Lukács giustificherà gli orrori del Terrore bolscevico confortato dalla fede hegelo-marxista e dalla paura. Una fede che viene a mancare al coraggioso suicida Majakovskij.

Come sappiamo Lenin provava una feroce avversione per Dostoevskij… forse il grande scrittore aveva anzitempo colto nel segno.

La sconfitta militare subita dal Giappone nel 1905 acuisce il senso di frustrazione. Russia e Italia sono le uniche potenze europee battute sul campo da “razze inferiori”. Nicola II concede una Costituzione. Duma eletta a suffragio ristretto. Nelle città nascono i Soviet, prime forme di autogoverno popolare. A Pietroburgo il soviet è guidato da un talentuoso e spietato menscevico radicale: Lev Trockij. Nel dicembre dello stesso anno lo zar, preoccupato per la crescente protesta, decide di usare le maniere forti. Repressione violenta, ordine restaurato, Duma sottomessa. Riforme intelligenti di Stolypin, alto dirigente della burocrazia imperiale.

Formazione di una classe di contadini agiati, chiamati sprezzantemente kulak (pugno) dalla sinistra. Repressione violenta del terrorismo nato dalle ceneri della sconfitta rivoluzionaria. Odiato dalla sinistra e ad un tempo dalla destra per opposti motivi, Stolypin viene assassinato nel 1911. Con lui muore la possibilità di riforme graduali del paese. Poi la guerra e il tributo altissimo di sangue dei contadini. Economia di guerra e sofferenze spaventose, mito dell’uomo forte, violenza diffusa. Lenin comprende la situazione e si prepara. Febbraio ‘17 insurrezione a Pietrogrado. Si propaga in tutto l’Impero. I soldati rifiutano di continuare a combattere. La rivolta diviene generale. Nicola II abdica, si costituiscono i soviet. Il governo provvisorio, guidato dal principe L’vov, continua la guerra. Kerenskij unico ministro di sinistra. Le sconfitte al fronte acuiscono la volontà pacifista dei soldati. Esplodono i nazionalismi in tutto l’Impero ed in particolare in Ucraina. Nei villaggi cresce a dismisura l’insofferenza contadina. Terra e Pace sono le parole d’ordine. I tedeschi, con l’intento di precipitare la Russia nel caos, fanno rientrare in Russia Lenin e altri rivoluzionari dall’esilio. Tesi di aprile approvate. Trockij appoggia Lenin, convinto che occorra il sostegno contadino e la non ostilità dei movimenti nazionali. Elasticità mentale dei capi bolscevichi. In luglio Kornilov a capo dell’esercito tenta di riportare ordine. Bolscevichi costretti alla clandestinità. Dualismo di potere: governo provvisorio e soviet. Neppure il nuovo capo del governo Kerenskij ne viene a capo. Kornilov gioca l’asso e decide di ripulire Pietrogrado dai reparti che si erano schierati con i bolscevichi. La sua sconfitta rafforza Lenin. Inizia la propaganda a martello: tutto il potere ai soviet, pace, terra ai contadini, autodeterminazione per le nazionalità oppresse. A ottobre il colpo di mano mascherato da legittimità rivoluzionaria. I bolscevichi prendono il potere appoggiati dai marinai della base navale di Kronštadt, dagli operai e dai soldati. Lenin, capo del governo, e Trockij, i più intelligenti, sanno benissimo che la loro non è una rivoluzione socialista e quindi enfatizzano la vittoria e sperano nella rivoluzione tedesca. Ma non è tempo di analisi e verità. “La rivoluzione marxista ha vinto. Viva la rivoluzione! Morte ai nemici della rivoluzione!” Il bambino nasce male e crescerà peggio. Le tremende antinomie del retorico ottobre esplodono subito. A Kiev vincono i nazionalisti, i contadini vanno avanti per conto loro e desiderano uno Stato leggero e poco invasivo. Qui il grande equivoco: il gruppo che ha preso il potere a Pietrogrado è accentratore e fortemente statalista. Incipit tragoedia: elezioni a novembre perse dai bolscevichi. A gennaio ‘18 il Parlamento eletto viene sciolto con la forza e brutale violenza dagli sconfitti. In Occidente si propaga il mito del socialismo violento vincente. Nasce il Komintern, guida dei partiti comunisti di tutto il mondo. Odio verso i socialisti. Per comprendere che i futuri orrori staliniani sono già presenti alla nascita occorre altro? Aggiungiamo che Stalin è commissario alle nazionalità nel ‘17.

Lenin e Stalin dichiarano guerra al governo socialista ucraino. Conseguente vittoriosa invasione. Intanto i tedeschi avanzano e costringono i bolscevichi alla pace umiliante a Brest-Litovsk nel marzo del ‘18. Urss fuori dalla guerra, Ucraina, Polonia e paesi baltici in mano tedesca. L’impero tedesco collassa sei mesi dopo. I bolscevichi ora si identificano con lo Stato. Perdono subito il consenso di operai e contadini e così costruiscono un infame apparato repressivo formato da ex burocrati zaristi, piccolo-borghesi divenuti ufficiali al fronte, criminali comuni pronti a tutto. Costruzione dell’Armata rossa, formazione della polizia politica. Delinquenti inquadrati nei comitati dei “contadini poveri”. Guerra civile contro i Bianchi. Incendi, saccheggi, violenze di ogni genere, terrore e morte di milioni di innocenti. La benzina della macchina è il sangue come al tempo del terrore giacobino. Storici francesi riscrivono la loro rivoluzione pensando all’Unione sovietica. La grande illusione prende corpo. Un brillante capo anarchico libertario come l’ucraino Machno combatte contro Bianchi e Rossi.

“Vivere fraternamente, liberati da ogni dipendenza e soggezione servile – ecco tutto l’ideale dell’Anarchismo, che la natura sana dell’uomo implica. Il borghese Lenin e il suo partito bolscevico hanno sempre combattuto questo ideale elevato. Con le baionette, lo strangolamento, con le persecuzioni a cui sono stati esposti i portatori di questo ideale, i leninisti si sono sforzati di sporcarlo, di snaturarlo agli occhi delle masse. Al suo posto hanno cercato di far trionfare, grazie alla forza delle armi – prima tra gli operai, ed attraverso di loro nell’umanità intera – un ideale di omicidio continuo, di violenza brutale, d’avventure politiche. Dopo questo, definire Lenin “la Guida mondiale del Proletariato” non è una derisione? Sì, è uno scherzo sinistro e criminale verso l’umanità sfruttata, ingannata, asservita.” (Nestor Makhno).

Nella notte tra il 16 e 17 luglio viene fucilata la famiglia imperiale a Ekaterinburg. I ponti col passato sono incendiati. Non si torna indietro.

Potenze vincitrici della prima guerra mondiale appoggiano i Bianchi nella guerra civile, il neonato Stato polacco viene invaso dall’Armata rossa. Nasce il Comunismo di guerra, futuro modello dell’apparato sovietico. Ogni crimine è giustificato in nome della difesa dello Stato. Eliminazione fisica di ogni opposizione o di gruppi ritenuti tali. Uso di gas asfissianti. Lavoro forzato in nome del comunismo. Rivolte contadine contro i bolscevichi, costretti ormai a scendere a patti. Agli inizi del’21 ammutinamento dei marinai di Kronštand. Il regime, costretto a varare la Nep, mette fine al comunismo di guerra. Carestia e siccità provocano cinque milioni di morti. Nel ‘22 la Russia non aveva effettuato alcun “balzo in avanti”, ma diversi passi indietro rispetto a Stolypin. Il regime, cosciente della immensa impopolarità in cui sta annegando, è costretto a gestire tre compromessi: con i contadini, con le nazionalità (nascita dello Stato federale Urss nel 1922), con gli specialisti borghesi. Iniziano i conflitti tra Lenin e Stalin. Il primo si ammala e muore nel ‘24. Stalin assume di diritto la guida del regime. La rivoluzione, se è mai avvenuta, è finita. L’inferno sulla terra è apparecchiato.

J.V.