Lamento

Lamento
“Il mondo finisce in questo modo / non con un’esplosione ma con un lamento.”[This is the way the world ends / not with a bang but a whimper].Thomas Stearns Eliot, The Hollow Men, 1925 
“Si può spogliare l’uomo, si può sottrargli tutto, se la caverà in un modo o nell’altro. Una sola cosa però non gli si può togliere, perché, se ne viene privato, sarà perduto senza remissione: la facoltà, o meglio la voluttà, di lamentarsi. Se gliela si toglie, non troverà più interesse né gusto nei suoi mali.”(Emil Cioran, La caduta nel tempo, 1964)
Trovo noioso, stucchevole, inutile e dannoso il lamento. Noto che chi subisce palesi ingiustizie e prova atroci sofferenze sceglie un dignitoso quanto terribile silenzio, non ammorba le esistenze altrui col piagnisteo. Il lamento mi pare il rifugio di coloro che non hanno fiducia nei propri mezzi.Mai lamentarsi, mai dare spiegazioni… non serve a nulla così come non è di aiuto ad alcuno permettere che altri ci affliggano riversando su di noi autocommiserazione e tristezza.Il lamentoso vuole che tutto cambi ma non pensa che magari dovrebbe cambiare lui, essere meno noioso e più attento, più sorvegliato. Lo spirito debole non scorge i tesori che potrebbe cogliere e preferisce l’insulso lamento perché ciò lo soddisfa, lo fa sentire importante.Lamentarsi di sé stessi è inutile, impedisce di vivere la propria vita, stimola l’autocommiserazione e spegne i tentativi di dare e ricevere amore.


“Non lagnarsi mai. Le lamentele portan sempre seco discredito: servono più di stimolo alla passione per infierire, che non alla compassione per recar conforto; spianano la via a chi le ode per comportarsi come colui che le ha provocate, e la conoscenza d’un primo oltraggio basta a giustificare il secondo. Certuni a forza di lamentarsi delle passate offese provocano quelle future e, mentre vanno in cerca di rimedio o di conforto, destano negli altri il disprezzo e magari la maligna soddisfazione. Miglior politica è quella di celebrare i benefici ottenuti da qualcuno per stimolare altri a farne di nuovi; e il ripetere l’elenco dei favori fatti da chi è lontano, val quanto sollecitarne altrettanti da chi è vicino: è, in sostanza, un vender credito dagli uni agli altri. E l’uomo accorto non mette mai in piazza né le scortesie ricevute né i propri difetti; proclami invece i segni di stima che ha ricevuto, perché gli serviranno a procurarsi amici e a sbarrar la strada ai nemici.“(Baltasar Gracián y Morales, Oracolo manuale e arte della prudenza, 1647)
Il lamentoso non vuole perdere il diritto di continuare a lamentarsi… prova piacere nel farlo. In genere è un seccatore della peggiore specie, impiega male il proprio tempo e ovviamente… non ha mai tempo per ciò che è davvero importante. Spesso possiede un orgoglio smisurato che gli impedisce di scorgere il ridicolo che suscita col suo continuo piagnisteo. Assomiglia ad un coccodrillo che divora chi si lascia commuovere dal suo lamento. Non va ascoltato perché è contagioso e ci rovina la vita.
“Credo che potrei vivere con gli animali, sono così placidi e pieni di decoro. / Rimango ad osservarli per ore e ore. / Non si affannano e non si lamentano della loro condizione, / Non stanno svegli nel buio piangendo per i loro peccati, / Non m’infastidiscono discutendo dei loro doveri verso Dio, / Nessuno è insoddisfatto, nessuno impazzisce per la mania di possedere cose, / Nessuno s’inginocchia davanti all’altro, o a un suo simile vissuto migliaia di anni fa, / Nessuno è rispettabile o infelice su tutta la terra.“(Walt Whitman, Foglie d’erba, 1855/92)


Soffrire senza lamentarsi è una dura lezione necessaria per vivere decentemente. Il lamentarsi presuppone mancanza di pudore, di decenza e di amore per gli altri. I peggiori sono coloro che accusano le persone care, senza rendersi conto che l’infelicità deriva dal proprio comportamento dissennato.
“Muore lentamente / chi distrugge l’amor proprio, / chi non si lascia aiutare / chi passa i giorni a lamentarsi / della propria sfortuna o della pioggia incessante.”(Martha Medeiros, Lentamente muore, 2000)
J.V.