Il Mediterraneo e l’Islam

Storia. 34

Il Mediterraneo e l’Islam

Elemento unificante per l’impero Romano, il Mediterraneo nel VII secolo diviene elemento divisivo a causa dell’allontanamento tra parte orientale e parte occidentale ma soprattutto a causa dell’espansione islamica. Convivono Bisanzio, Islam e Franchi. Arabia ponte tra Asia ed Africa prima della predicazione di Maometto (Muhammad). Nomadismo dei beduini (badawi “abitanti del deserto”) allevatori di dromedari, montoni e capre nelle zone settentrionali e centrali. Popolazioni sedentarie lungo le strade carovaniere a Yàtrib e alla Mecca e, più a sud, in Yemen, l’antica Arabia Felix. A sud agricoltura più evoluta favorita da piogge regolari e dai monsoni. Evidenti distinzioni tra irrequietezza nomade e cultura urbana civilizzata più simile alle società bizantine e persiane. Fede religiosa in divinità astrali e culto delle pietre di cui la più celebre, un frammento nero di origine meteoritica, era venerata nella Ka’ba, una costruzione cubica in legno oggetto di pellegrinaggio annuale, oggetto di un annuale viaggio sacro dei fedeli. Tribù dei quraishiti si arricchisce grazie ai viaggi carovanieri all’oasi della Mecca. Inoltre i pellegrinaggi mantengono viva la coscienza del senso di appartenenza al medesimo ceppo semitico. La contaminazione con gruppi ebrei e bizantini spinge le popolazioni arabe verso forme di fede più evolute anche grazie alla predicazione dei hanif, asceti inquieti ed insoddisfatti del politeismo.Tra il 569 e il 571 nasce Muhammad alla Mecca da una famiglia decaduta di quraishiti. Quest’uomo sarà capace di indirizzare verso un unico fine politico-religioso le energie delle varie tribù. Una vera e propria rivoluzione del mondo che circonda il Mediterraneo. Rivelazione nel 610. Eletto dal cielo, inviato dell’unico Dio che già aveva inviato profeti ebrei e cristiani ed ora trasmette in modo definitivo il Verbo rivelato, come rivela il termine Qura’an (Corano) che significa “recitazione ad alta voce”. Nascita della nuova fede. Monoteismo senza compromessi che vuole la totale sottomissione dell’uomo al volere divino, da cui il termine Islam (sottomissione) e muslim (sottomesso) dalla radice araba slm che indica l’incondizionato abbandono a Dio. L’uomo deve sottomettersi completamente per poter accedere alla beatitudine eterna. Assenza di sacerdozio e sacramenti, preghiera giornaliera (salat) di pura devozione e non di richiesta, elemosina legale per l’assistenza ai poveri (Zakat), digiuno nel mese di Ramadàn e almeno un pellegrinaggio alla Mecca per chi possa compierlo. Cinque pilastri della fede islamica che pescano da ebraismo e cristianesimo. Infatti Gesù viene considerato un importantissimo profeta. Islam possiede comunque una sua potente originalità. Muhammad deve fare i conti con l’opposizione delle famiglie meccane che traggono profitto economico-politico dal politeismo. Nel 622 è costretto a fuggire a Yàthrib, la futura Medina (al-Madinat an-nabi, la città del profeta). Egira (higra) è la migrazione, l’anno dal quale inizia l’era musulmana. Da questo momento l’Islam si presenta come continuazione e perfezionamento degli altri due monoteismi mediterranei, una radicale trasformazione del mondo arabo a favore della umma, cioè l’integrazione di gruppi etnici, clan e tribù in una compagine più ampia e dalla rigida osservanza religiosa. Uno stato rigidamente teocratico che trae legittimità dal patto (mithaq) tra uomo e Dio, impostato sui valori della shari’a (strada maestra) dettata da Dio a Muhammad. Si introduce la jiad (sforzo) contro coloro che seguono false divinità. Nel 630 Muhammad, a capo di un esercito di medinesi, dopo otto anni di razzie, rientra alla Mecca. I quraishiti spaventati si convertono alla nuova religione. Due anni dopo il profeta muore ma il suo progetto è ormai andato in porto: lo Stato Islamico è una realtà.

Il potere politico passa al suocero del profeta, Abu Bakr (632-34), primo califfo (khalifa rasul Allah, successore dell’inviato di Dio). Poi Omar (634-44), esponente dei compagni (Sahara) del profeta e quindi Othman (644-56), di nobile famiglia quraishita e rappresentante degli interessi meccani. Dopo l’assassinio di quest’ultimo il potere passa ad Alì (656-60), cugino e genero del profeta. Iniziano le divisioni politiche. Il gruppo maggioritario privilegia la tradizione (Sunna) e ritiene che il califfato debba essere elettivo per merito all’interno della tribù dei quraishiti. Invece gli sciiti, seguaci del partito (shi’a) di Alì sostengono norme più restrittive fondate sull’appartenenza del califfo alla famiglia del profeta. Guerra civile che termina con la morte di Alì e la vittoria di Mu’awiya (660-80), un aristocratico meccano del clan omayyade, fondatore del sistema monarchico sul modello bizantino e regolato dalla successione dinastica senza diritto di primogenitura. Si forma così una minoranza agguerrita detta dei kharigiti (kharaga, uscire) rigorosamente moralista ed egualitaria che proclama il califfato accessibile a qualsiasi musulmano. Sono gli sconfitti politicamente ma in grado di elaborare temi poi sviluppati dai mutaziliti (secessionisti, da tazalo, separarsi).Grande avanzata islamica Grazie alla jiad (sforzo) in Siria, Egitto e Africa settentrionale dovuta anche all’insoddisfazione verso il governo bizantino. Conversioni rapidissime per non pagare le tasse.Sotto i primi quattro califfi viene spazzato via l’impero persiano con la conquista di Ctesifonte nel 637 e l’Islam giunge sino i nell’odierno Turkestan cinese. Bisanzio perde tre quarti del proprio territorio. Costruzione di una imponente flotta musulmana che mette più volte a rischio la stessa Costantinopoli. Il Mediterraneo non diviene un lago islamico come sostiene Henri Pirenne in un suo stupendo libro (Maometto e Carlomagno) ma la presenza islamica sarà notevole. Gli scambi culturali tra arabi e bizantini sono fruttuosi al punto che Avicenna e Averroè tra X e XII secolo fungono da mediatori dell’aristotelismo per la latinità. Il repentino successo islamico si deve alla indubbia capacità guerriera, alla convinzione religiosa e anche allo stato di profonda debolezza in cui si trovano gli imperi persiano e bizantino. Inoltre i vincitori accettano come eguali i vinti dopo la loro eventuale conversione e concedono lo statuto di dhimmi, cioè popolazioni soggette al carico tributario ma escluse da obblighi militari. In ogni caso spesso gli islamici vengono avvertiti come liberatori dall’oppressione romana. Tra VII e VIII secolo l’espansionismo arabo raggiunge i massimi confini. Tra il 711 e il 13 gli arabi giungono al bacino dell’Indo e distruggono il sistema castale ottenendo così una mole rilevante di conversioni spontanee. Poi con la caduta di Ceuta nel 709 il Cristianesimo scompare letteralmente dall’Africa del Nord e iniziano le incursioni in Spagna favorite dallo sperone fortificato chiamato Gebel-Tarik (monte di Tarik) dal nome del suo espugnatore. Nel 713 la monarchia visigota viene completamente sconfitta. In meno di un secolo lo Stato islamico si era espanso dall’Atlantico al Gange, costituendo un impero di 50 milioni di sudditi contro i 10 di quello bizantino. Imponente riorganizzazione amministrativa e spostamento della capitale a Damasco. Medina e la Mecca restavano importanti centri religiosi ma privi di peso politico. Il califfato Ommayade è un regime monarchico sul modello persiano-bizantino con imponente struttura burocratico-amministrativa grazie al lavoro delle élites sconfitte ed incorporate nel nuovo Stato islamico. Vengono coniate nuove monete come il dinar d’oro e il dirham d’argento e si impone l’arabo come lingua ufficiale. La monarchia viene indicata col termine mulk (patrimonio) alimentando così l’irrisolta questione tra pratica del potere e rigore religioso originario. Il califfato ommayade deve fare i conti con le prime rivolte dei mawali (sudditi musulmani non arabi) alleati dei kharigiti che predicano l’abolizione dell’imposta fondiaria per i convertiti e l’uguaglianza delle razze di fronte a Dio. Gli sciiti tornano all’attacco e alla metà dell’VIII secolo scoppiano rivolte fomentate da Aboul Abbas, discendente da uno zio dì Muhammad. Il suo simbolo è uno stendardo nero evocante una profezia messianica e legato all’abito nero indossato dal profeta al momento del suo ritorno alla Mecca. Gli ommayadi vengono rovesciati e il potere passa ad una nuova aristocrazia in prevalenza persiana.

La capitale abbaside viene trasferita a Baghdad e si persegue il disegno di saldare in un impero uniforme e cosmopolita islamizzato tutti i paesi conquistati eliminando quelle diversità che erano rimaste vitali al tempo degli ommayadi. Così sarà sino all’avvento turco dell’XI secolo. Di fatto trionfa l’elemento iraniano a scapito dei rigoristi kharigiti e alidi (discendenti di Alì) che impone un rigoroso ed intollerante sunnismo e la monarchia assoluta che pone la religione a fondamento del potere politico. Burocrazia di controllo fortemente gerarchizzata e gestita dal potere centrale, cerimoniale di corte grandioso e teatrale. Fede comune ormai solida e capace di superare spazio e tempo, restando collante ineliminabile delle popolazioni. Lo spostamento verso oriente del califfato non impedisce a pirati saraceni (sharqiyn, nome di una tribù del Sinai) proveniente dall’Africa settentrionale di insediarsi in diverse località della Sardegna, della Corsica e delle Baleari giungendo sino in Provenza e saccheggiando Roma nell’846. Inoltre la dinastia all’abitazione di Qairawan conquista la Sicilia bizantina tra l’827 e il 902 trasformando Palermo in sontuosa capitale la Sicilia tutta in regione più evoluta del mondo occidentale. Parimenti in Spagna l’emirato ommayade di al-Andalusi eleva a potenza internazionale e allaccia buoni rapporti con Bisanzio e i carolingi. L’indipendenza della Spagna ommayade testimonia il collasso dell’unità politica islamica. Addirittura in Africa nel X secolo si affermano i Fatimidi sciiti, altra testimonianza del collasso abbaside. Il Nordafrica infrange la simbolica unità musulmana.

J.V.