Il Capitano Alatriste, di Arturo Pérez-Reverte

Il Capitano Alatriste è un soldato spagnolo del Seicento che mette la sua spada (e la daga o ‘biscaglina’) al servizio “di chi non aveva l’abilità o il fegato necessari per risolvere da sé i propri contenziosi….oggi un marito cornuto, domani una causa o un’eredità incerta, debiti di gioco saldati a metà con tutta una serie di annessi e connessi”. Burbero, duro, tutto d’un pezzo, simpatico, dotato di una sua morale personale dettata dal buon senso, ricco di nobiltà d’animo. Si attira guai a non finire dal momento che risparmia il Principe di Galles, futuro Carlo I, a Madrid in incognito per tentare di sposare l’Infanta; l’assassinio gli era stato commissionato dal tetro frate Emilio Bocanegra eminenza grigia dell’Inquisizione. Voce narrante è il giovane Íñigo Balboa y Aguirre, un tredicenne rimasto orfano e affidato alle cure del Capitano. Il duro e solitario Alatriste è in relazione amicale con nobili influenti che apprezzano il suo carattere ed i suoi servigi come Álvaro de la Marca, Conte di Guadalmedina, oppure il famoso poeta Francisco de Quevedo. Realtà e finzione si mescolano in questa serie di romanzi di Pérez-Reverte, da Pedro Calderon de la Barca a Lope de Vega, da Luis de Gongora a Ruiz de Alarcon. Incontra persino il Conte-Duca Olivares, l’uomo più potente di Spagna, combatte nelle Fiandre, partecipa al famoso assedio di Breda immortalato da Velàzquez, combatte nella Guerra dei trent’anni a Nördlingen. Infine frequenta la taverna della sua amante Caridad la Lebrijana dove trova conforto e rifugio. Personaggio di assoluto rilievo per coraggio, comprensione della realtà, generosità e saggezza. Povero, orgoglioso e consapevole dell’assurdità dell’esistenza nel tempo del declino della Spagna imperiale di Filippo IV.


Da questa serie nel 2006 è stato tratto un film – “Il destino di un guerriero” – con Viggo Mortensen nella parte di Alatriste con risultati eccellenti.

J.V.