Fascismo

Fascismo

La crisi provocata dalla prima guerra mondiale genera il Fascismo italiano. Esaltazione del mito della comunità e del cameratismo, etica della militarizzazione e totalitarizzazione della vita e della politica, vitalismo e mito dell’azione. Brutalizzazione della vita provocata dalla guerra.

I fatti succintamente: Italia indebitata, malgrado la vittoria, con gli alleati. Inflazione galoppante. Emergono i partiti di massa ed entra in crisi il vecchio ceto dirigente liberale. Elezioni del ‘19 vedono il PSI primo partito col 32,4%, poi il Partito popolare fondato da Don Sturzo al 20,6%. Biennio rosso 1919/20, scioperi a raffica, scontri continui tra socialisti e nazionalisti. Occupazione delle fabbriche nell’autunno del ‘20. Velleitarismo rivoluzionario socialista. Intanto cresce il combattentismo, movimento di reduci aggregato attorno all’Associazione nazionale combattenti nata nel ‘19 e vicina a Francesco Saverio Nitti. I contadini ex combattenti reclamano la terra che gli era stata promessa al fronte. In Sardegna dal combattentismo nasce il Partito sardo d’azione e nel Sud i contadini occupano i latifondi. Cresce sempre più la rabbia dei reduci interventisti a causa della frustrazione dovuta alla “vittoria mutilata”. Tutti contro Giolitti, considerato campione della vecchia politica corrotta. Lo scontro tra interventisti e neutralisti è al calor bianco. I primi vogliono una lotta serrata contro coloro che considerano traditori, cercano una strada autoritaria. Si palesa così, in modo inequivocabile, la grande contraddizione della democrazia di massa: con le masse… scompare la democrazia. Esplosione della questione fiumana e ruolo decisivo del vate D’Annunzio che nel settembre ‘19 occupa la città e accusa di vigliaccheria il governo Nitti. Sarà poi Giolitti a mettere fine alla questione un anno dopo ma il clima è sempre più rovente. Si grida al tradimento della Patria, si evocano le parole d’ordine del fronte, si apprezza il bel gesto costi quel che costi. In questo magma si delinea la figura di Benito Mussolini, ex leader socialista, passato dal neutralismo all’interventismo, direttore del Popolo d’Italia. Nel marzo del ‘19 fonda a Milano i Fasci di combattimento. Il suo programma è preciso: lotta ai pescecani di guerra, ai neutralisti e a quanti non vogliono una piena valorizzazione della vittoria, aziende in mano agli operai, riforma agraria, fine della Monarchia. Assieme a Mussolini Roberto Farinacci, Italo Balbo, Edmondo Rossini, Michele Bianchi, Dino Grandi. Tutti alla ricerca del nuovo, tutti ispirati dalla tradizione risorgimentale. Il grimaldello di tutto, lo ripetiamo, fu la guerra. Agrari finanziano le squadre fasciste. Scontri continui e violentissimi con i socialisti. Neutralità pelosa del governo Giolitti. Debolezza genetica e disorganizzazione socialista dovuta anche alla separazione tra moderati e massimalisti. Nel ‘21 i massimalisti fondano il Partito Comunista. Fallimento di grandi imprese e della Banca italiana di sconto nel 1922. Lo sbocco inevitabile delle continue violenze sotto il debole governo Facta è la marcia su Roma. Il re Vittorio Emanuele III rifiuta di firmare lo stato d’assedio e affida a Mussolini la costituzione del nuovo governo. In Parlamento il 16 novembre ‘22 Mussolini dice”Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.” Questa la risposta del coltissimo socialista Filippo Turati “La Camera non è chiamata a discutere e a deliberare la fiducia; è chiamata a darla; e, se non la dà, il Governo se la prende. È insomma la marcia su Roma, che per voi è cagione di onore, la quale prosegue, in redingote inappuntabile, dentro il Parlamento. Ora, che fiducia può accordare una Camera in queste condizioni? Una Camera di morti, di imbalsamati, come già fu diagnosticata dai medici del quarto potere? […] Si ebbe l’impressione di un’ora inverosimile, di un’ora tolta dalle fiabe, dalle leggende; quasi direi un’ora gaia (sic!) dopo che, dicevo, il nuovo Presidente del Consiglio vi aveva parlato col frustino in mano, come nel circo un domatore di belve – oh! Belve, d’altronde, deh quanto narcotizzate! – e lo spettacolo offerto delle groppe offerte allo scudiscio e del ringraziamento di plausi ad ogni nerbata.“

Mussolini mescola minacce e blandizie. Nel ‘23 l’Associazione nazionalista confluisce nel Pnf e il filosofo Giovanni Gentile attua la riforma scolastica che porta il suo nome. Politica estera indirizzata all’annessione di Fiume nel ‘24, sindacati fascisti esautarono quelli socialisti e trattano con Confindustria nel ‘25. Intanto dilagano le violenze fasciste e Mussolini legalizza una forza armata di partito nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Viene costituito un Direttorio tra Mussolini e altri leader fascisti, il Gran Consiglio del fascismo. L’ordine costituzionale è stravolto. Ormai il Pnf diviene partito nazionale conquistando anche il sud. Chi si oppone, come Piero Gobetti, viene picchiato a sangue. Delitto Matteotti momento culminante del crescendo di violenza. Aventino, errori dei partiti di sinistra, non intervento della Monarchia. Mussolini supera il momento pericoloso e rafforza il suo potere. Manifesto degli intellettuali fascisti voluto da Gentile. Contromanifesto di Croce firmato anche da Amendola, Rensi, Mondolfo, Calamandrei, tra gli altri… pochissimi. Leggi fascistissime tra il ‘25 e il ‘26 cancellano ogni libertà. Antonio Gramsci incarcerato, Gobetti ed Amendola muoiono a causa delle violenze subite, Salvemini e Nitti fuggono all’estero. Anche Luigi Sturzo emigra dal momento che la Santa Sede inizia a collaborare col Regime sino a stipulare il Concordato del ‘29 che cancella la laicità dello stato liberale. Polizia segreta, spionaggio sistematico, repressione. I fratelli Rosselli vengono assassinati in Francia nel ‘36. Molti vecchi ras, come Grandi, si appiattiscono dietro l’ombra gigantesca del Duce e covano rancore. Epurazioni continue degli elementi di spicco e promozione di scialbe figure che non infastidiscono il capo. Alcuni buoni funzionari tecnici garantiscono il funzionamento burocratico. Tra questi Serpieri, Beneduce e Volpi. Confindustria beneficia della distruzione del sindacalismo rosso e dal divieto di sciopero. Il Fascismo gode di ampio consenso tra gli italiani. Un consenso spesso tiepido è dovuto a mancanza di alternative. Gli antifascisti sono pochi e non organizzati. Mussolini è il Duce indiscusso di un sistema gerarchico, paternalista e propagandistico. La crisi finanziaria del ‘29 mette a dura prova la tenuta del Regime. La risposta è Autarchia e una cosiddetta “terza via” tra capitalismo e bolscevismo. Nel ‘33 si costituisce l’Iri per rilevare le azioni delle industrie possedute dalle banche miste vicine al fallimento. Questo sistema misto tra pubblico e privato resta un tratto tipico anche dell’Italia repubblicana. Nel ‘36 si costituisce una burocrazia parallela formata da tecnici di spicco in grado di effettuare una seria riforma bancaria. Sciagurate guerre coloniali e ancora più sciagurate leggi razziali per seguire l’alleato nazista. L’entrata in guerra nel ‘40 e il disastroso epilogo determina la caduta del Fascismo il 25 luglio del 1943.

Una rapida e scarna rassegna storiografica:

Diversi usi del termine. Il primo si riferisce al Fascismo italiano, il secondo alle varianti naziste, il terzo a tutti i fenomeni internazionali che si ispirano al modello italiano. Questo terzo significato è spesso assai indeterminato e confuso. Tratti generali: partito unico di massa organizzato gerarchicamente, ideologia fondata sul culto del capo, esaltazione della collettività nazionale, deciso anticomunismo, ordinamento sociale corporativo, lotta nazionalista contro le potenze plutocratiche, violenza terroristica, propaganda martellante, dirigismo economico, logica totalitaria. Enormi problemi di definizione e infinito dibattito storiografico vista la complessità del fenomeno: fascismo come dittatura aperta della borghesia (approccio tipicamente marxiano es. Tranfaglia e Collotti), fascismo come totalitarismo e quindi legato alla società di massa e assimilabile al comunismo (Arendt), fascismo come via alla modernizzazione e infine come rivolta della piccola borghesia. Assai interessante la distinzione di Renzo De Felice tra fascismo regime e fascismo movimento: “…io dico che il fascismo è un fenomeno rivoluzionario, se non altro perché è un regime, e ancor di più un movimento – e qui c’è da tener presente la differenza di grado tra quello che fu il regime e quello che avrebbe voluto essere il movimento – che tende alla mobilitazione, non alla demobilitazione delle masse, e alla creazione di un nuovo tipo di uomo. Quando si dice che il regime fascista è conservatore, autoritario, reazionario, si può avere ragione. Però esso non ha nulla in comune con i regimi conservatori che erano esistiti prima del fascismo e con i regimi reazionari che si sono avuti dopo… Il regime fascista, invece, ha come elemento che lo distingue dai regimi reazionari e conservatori, la mobilitazione e la partecipazione delle masse. Che poi ciò sia realizzato in forme demagogiche è un’altra questione: il principio è quello della partecipazione attiva, non dell’esclusione. Questo è un punto che va tenuto presente, è uno degli elementi, diciamo così, rivoluzionari. Un altro elemento rivoluzionario è che il fascismo italiano – anche qui si può dire demagogicamente, ma è un altro discorso- si pone un compito, quello di trasformare la società e l’individuo in una direzione che non era mai stata sperimentata né realizzata. I regimi conservatori hanno un modello che appartiene al passato, e che va recuperato, un modello che essi ritengono valido e che un evento rivoluzionario ha interrotto: bisogna tornare alla situazione prerivoluzionaria. I regimi di tipo fascista invece, vogliono creare qualcosa che costituisca una nuova fase della civiltà.” (Renzo De Felice, “Intervista sul Fascismo”, Mondadori Editore, 1992, pagg. 40-41)

Da leggere sicuramente la voce Fascismo sull’Enciclopedia italiana firmata da Mussolini ma scritta da Gioacchino Volpe e Giovanni Gentile. Giuseppe Bottai parla poi di fascismo come rivoluzione incompiuta. Nel dopoguerra Pino Rauti e Adriano Romualdi tentano di offrire interpretazioni di destra. Interessante la tesi del fascista di sinistra Stanis Ruinas: fascisti sottoproletari e quindi comunisti anti-marxisti e anticapitalisti. Anche Giano Accame offre un’interpretazione da “fascista di sinistra”, ponendosi in modo eccentrico rispetto al Fascismo tradizionalmente inteso.

Benedetto Croce vede il Fascismo come malattia morale, uno smarrimento di coscienza ed un’ubriacatura prodotta dalla guerra. Questa malattia o ubriacatura non riguarda soltanto l’Italia ma anche altri paesi europei. Sulla stessa lunghezza d’onda il tedesco Meinecke che, rifacendosi a Jakob Burckardt, intravede questa malattia nelle illusioni ottimistiche dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese. Su questa strada anche Ritter nel suo saggio Il volto demoniaco del potere, José Ortega y Gasset e Hans Kohn: con la guerra mondiale inizia la massificazione della società europea, frana il concetto tradizionale di morale e si passa dal cogito ergo sum all’agitamus ergo sum.

Il filosofo cattolico Augusto Del Noce pensa ad una continuità, dopo la rivoluzione francese, tra hegelismo, marxismo e fascismo come tre momenti dell’unico processo di secolarizzazione. Il concetto di rivoluzione fascista, una forma di azione vaga e generale tanto da poter attrirare ogni sorta di ceto sociale compreso il proletariato. Da questa premessa Del Noce riflette sulla contiguità ideale dell’attualismo di Giovanni Gentile, massimo uomo di cultura del Fascismo, con il modernismo teologico, condannato come eresia dalla Chiesa cattolica.

I marxisti considerano il fascismo come espressione della società capitalista e della reazione della grande borghesia contro il proletariato attraverso la mobilitazione di masse piccolo-borghesi e sottoproletarie.

Assai interessante, anche se non rigorosamente storiografico, Umberto Eco sulla fenomenologia fascista “Ci fu un solo Nazismo, e non possiamo chiamare Nazismo il Falangismo iper-cattolico di Franco, dal momento che il Nazismo è fondamentalmente pagano, politeistico e anti-cristiano, o non è Nazismo. Al contrario, si può giocare al Fascismo in molti modi, e il nome del gioco non cambia. Succede alla nozione di Fascismo quel che, secondo Wittgenstein, accade alla nozione di gioco. Un gioco può essere o non essere competitivo, può interessare una o più persone, può richiedere qualche particolare abilità o nessuna, può mettere in palio del danaro, o no. I giochi sono una serie di attività diverse che mostrano solo una qualche somiglianza di famiglia. […] Il Fascismo è diventato un termine che si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al Fascismo l’imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il Fascismo balcanico. Aggiungete al Fascismo italiano un anti-capitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al Fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola. A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l’Ur-Fascismo, o il Fascismo Eterno.”

Su temi così complessi rimando ad una veloce ma essenziale bibliografia:

Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, 1951

Ernst Nolte, I tre volti del Fascismo, 1993

Renzo De Felice, il Fascismo, 1970

Pietro Scoppola, La chiesa e il fascismo, Bari 1976

Alatri, Le origini del fascismo, Roma 1971.

Renzo De Felice, Le interpretazioni del fascismo, Bari 1977

Pier Giorgio Zunino, L’ideologia del fascismo, Bologna 1985

Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, Volume 9, 1993.

Emilio Gentile, Fascismo. Storia e interpretazione, 2002

Angelo Tasca, La nascita del fascismo, Torino, 2006

Infine suggerisco la lettura delle opere di Zeev Sternhell sulla nascita dell’ideologia fascista.

Per quanto mi riguarda concordo, per quel poco che può importare, con Emilio Gentile “Il fascismo è stato un fenomeno storico che ha avuto un inizio e una fine e farlo diventare una categoria ideologica è un errore pericoloso. Il male nuovo che c’è non si chiama fascismo. Credo che il male, l’intolleranza, la pulizia etnica e altro, ci siano e vadano combattuti, ma se io le chiamo “Fascismo” sono portato a rivedere le vecchie lotte e non le nuove.”

J.V.