Aureliano

Aureliano

Lucio Domizio Aureliano, tra i più grandi imperatori, malgrado non popolare come Marco Aurelio, Augusto o Traiano. Senza di lui dovremmo forse retrodatare il giorno della caduta di Roma. Non più il 476, ma il 275 d.C. sarebbe indicato dagli storici come il giorno della fine dell’impero romano.

Nasce a Sirmio, Pannonia, oggi Sremska Mitrovica in Serbia, nel 214.

Imperatore illirico e soldato, figlio di un militare-colono. Le sue capacità militari lo portano rapidamente all’apice della catena di comando e come magister equitum (generale della cavalleria) fa parte dei congiurati che liquidano Gallieno per proclamare imperatore Claudio Gotico del quale sarà il braccio destro.

«Flavio Claudio saluta il suo Aureliano. La nostra repubblica si aspetta da te, come al solito, di contribuire con la tua opera: accostati a ciò. Voglio che i soldati siano sotto il tuo comando […]. Bisogna attaccare i Goti e cacciarli dalla Tracia. Molti di quelli che infatti tu combattesti e che fuggirono, vessano l’Haemimontus e l’Europa. Affido a te il comando di tutti gli eserciti di Tracia, dell’Illirico e dell’intera frontiera. Svela a noi la tua solita virtù. Sarà al tuo fianco mio fratello Quintillo, quando potrà raggiungerti. Io sono impegnato in altre faccende, affido il comando supremo della guerra alle tue virtù.»

(Historia Augusta, Divus Aurelianus, 17.1-4.)

Claudio muore a causa della peste e Aureliano diviene imperatore nel 270 grazie ai suoi successi militari contro i barbari. Impero minacciato dai barbari ad occidente, dall’espansione del regno di Palmira dove Zenobia si era proclamata Augusta, Imperatrix Romanorum e discendente di Cleopatra a oriente e dalla guerra civile in Gallia e Britannia. Aureliano compie il miracolo. Respinge Marcomanni, Iutungi e Alemanni giunti sino in Romagna, costruisce le famose mura di Roma per 20 km, sbaraglia Zenobia e la conduce a Roma in catene d’oro. Il mito di Zenobia viene messo in musica da Albinoni e Rossini e dipinto da Tiepolo.

Trionfo di Aureliano. Pone fine alla secessione di Tetrico nelle Gallie con la vittoria di Chalons. Restitutor orbis. L’impero è salvo grazie all’imperatore di ferro. Culto del Sol Invictus. Nuove politiche sociali, economiche e religiose per ricompattare l’impero. Nel 275 Aureliano alla testa di un grande esercito muove contro l’impero persiano. Un suo segretario, per vendetta, lo uccide a tradimento. Grave colpo per l’impero e nuova linfa per i barbari che attaccano di nuovo le frontiere. Muore il salvatore dell’impero, l’uomo che aveva stretto un rapporto saldissimo con l’esercito ed era riuscito a contenere il ribellismo plebeo di Roma.

Altri imperatori illirici continueranno l’opera riformatrice e militare del grande Aureliano.

J.V.