Abitudine

Abitudine


“L’abitudine è, fra tutte le piante umane, quella che ha meno bisogno di un suolo nutritivo per vivere e la prima a spuntare sulla roccia apparentemente più desolata.” (Marcel Proust)


Dal latino habitudĭne, da habĭtus “modo di essere”. Tendenza a ripetere gli stessi atti. Spesso piacevole ma assai perniciosa per il nostro ingegno. Un surrogato assai scadente della felicità, nemica della novità, cessazione di essere, rinuncia alla scoperta. Spesso causa di disastri matrimoniali, di false amicizie, di dannazione eterna. Le abitudini sono lente ma implacabili, costruiscono catene pesanti. Balzac sostiene che nessuno sa rinunciare alle proprie abitudini, persino l’aspirante suicida può fermarsi pensando al caffè frequentato ogni sera. L’abitudine è spesso più forte di Amore e Morte. L’esistenza autentica poco ha a che fare con l’abitudine. Persino l’infelicità può divenire abitudinaria. Essa ti possiede e non ti lascia scampo. Utilissima ai fini del controllo sociale, nemica del pensiero, linfa vitale del becero conformismo, ostacolo alla visione della meraviglia, vero e proprio velo di Maja. Un comodo, logoro, grigio abito che favorisce una vecchiaia precoce. Alcuni farabutti per difendersi da pesanti accuse rispondono “abbiamo fatto sempre così”. Le idee più brillanti vengono uccise nella culla dall’abitudine. Certo è anche un utile parafulmine che ci ripara dalle scariche elettriche troppo forti, ci rende colpevolmente sicuri. Spesso rinunciamo a migliorare la nostra esistenza pur di mantenere la presunta sicurezza o peggio accettiamo infami governi per continuare a pensare di essere al sicuro. Vendiamo la nostra libertà in cambio di una precaria e fittizia sicurezza. Così ci ammaliamo e ci trasformiamo nelle nostre azioni quotidiane. Il grande Gesualdo Bufalino sintetizza mirabilmente “Tale è la forza dell’abitudine che ci si abitua perfino a vivere. ”E in effetti l’abitudine rende colpevolmente sopportabili persino i massacri, i morti in mare, le chiacchiere nefaste di alcuni politici apprendisti stregoni, il nulla cosmico degli “esperti”. Persino il più grande amore muore, o peggio diviene schiavitù, se si trasforma in mera abitudine. 


Così Montaigne “L’abitudine è davvero una maestra prepotente e sorniona: insinua in noi a poco a poco, di nascosto, la sua autorità; ma poi che con tale dolce e umile inizio l’ha, con l’aiuto del tempo, introdotta e rassodata, ecco che improvvisamente ci scopre il suo visaccio furibondo e tirannico contro il quale noi non osiamo più neppure alzar lo sguardo, e ci tocca ad assistere in silenzio alle violenze, con cui storce a ogni occasione le leggi di natura.”

Chi poteva dirlo meglio?
Di abitudine in abitudine e senza amore si muore giorno per giorno.


J.V.