Nietzsche di Martin Heidegger

Nietzsche di Martin Heidegger

Opera scritta tra il 1936 e il 1946. Prima edizione Pfullingen 1961, 2 voll.

Lezioni universitarie di Heidegger a Friburgo tra il ‘36 e il ‘40 e saggi scritti tra il ‘40 e il ‘46. Confronto serrato, lotta corpo a corpo con Nietzsche sulla Metafisica occidentale. Volontà di potenza come arte e creazione artistica, forma più elevata della volontà di potenza. Rapporto Arte/Verità e rovesciamento del platonismo. Poi Eterno Ritorno dell’uguale, Morte di Dio e umanizzazione dell’ente. Ciò che ritorna in eterno non è Dio o l’idea platonica, ma la volontà di potenza, pensata come “presenza costante”. Poi volontà di potenza come conoscenza e qui Heidegger riscatta Nietzsche dalle interpretazioni che lo vogliono filosofo della vita; Nietzsche è il “pensatore del compimento della metafisica”. Da qui, per Heidegger, la necessità di un altro inizio. Ed ecco le lezioni sul nichilismo europeo e la lotta tra i due giganti. Nichilismo, ossia svalutazione dei valori supremi, rovesciato da Nietzsche dal negativo al positivo perché i valori vengono ricondotti alla volontà di potenza che li pone. Nietzsche, antimetafisico per antonomasia, porta a compimento la metafisica e plasma il tempo attuale.

“Conosco la mia sorte. Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi, quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un uomo, sono dinamite. – E con tutto ciò non c’è nulla in me del fondatore di religioni – le religioni sono affari per la plebe, io sento il bisogno di lavarmi le mani dopo essere stato in contatto con uomini religiosi… Non voglio «credenti», penso di essere troppo malizioso per credere a me stesso, non parlo mai alle masse… Ho una paura spaventosa che un giorno mi facciano santo: indovinerete perché io mi premunisca in tempo, con la pubblicazione di questo libro, contro tutte le sciocchezze che si potrebbero fare con me… Non voglio essere un santo, allora piuttosto un buffone… Forse sono un buffone… E ciononostante, anzi non ciononostante – perché non c’è mai stato sinora niente di più menzognero dei santi – la verità parla in me. – Ma la mia verità è tremenda: perché fino a oggi si chiamava verità la menzogna. – Trasvalutazione di tutti i valori: questa è la mia formula per l’atto con cui l’umanità prende la decisione suprema su se stessa, un atto che in me è diventato carne e genio. Vuole la mia sorte che io debba essere il primo uomo decente, che sappia oppormi a una falsità che dura da millenni… Io per primo ho scoperto la verità, proprio perché per primo ho sentito la menzogna come menzogna, la ho fiutata… Il mio genio è nelle mie narici… Io vengo a contraddire, come mai si è contraddetto, e nondimeno sono l’opposto di uno spirito negatore. Io sono un lieto messaggero, quale mai si è visto, conosco compiti di una altezza tale che finora è mancato il concetto per definirli; solo a partire da me ci sono di nuovo speranze. Con tutto ciò io sono anche, necessariamente, l’uomo del fato. Perché ora che la verità dà battaglia alla millenaria menzogna, avremo degli sconvolgimenti, uno spasimo di terremoti, monti e valli che si spostano, come mai prima si era sognato. Il concetto di politica trapasserà allora completamente in quello di una guerra degli spiriti, tutti i centri di potere della vecchia società salteranno in aria – sono tutti fondati sulla menzogna: ci sarà guerra, come mai prima sulla terra. Solo a partire da me ci sarà sulla terra grande politica”.

Parole profetiche. Parole di un folle? Per nulla. Il terrore evocato da Nietzsche trova un pessimo tranquillante nella follia. Su questo tipo di interpretazione da immondo centone liceale non intendo spendere parole. Mi limito a ringraziare Colli e Montinari. Artisti, pensatori, letterati del Novecento hanno fatto i conti con Nietzsche. Citiamone solo alcuni tra i più importanti: Strindberg, Musil, Mann, Jünger, Benn, Broch, Gide, Simmel,Spengler, Jaspers… persino Carnap. Ma è con Heidegger che Nietzsche diviene lo spartiacque della metafisica occidentale. Heidegger possiede una formazione filosofica “dura”, si è confrontato con Aristotele, Kant, Descartes, Leibniz, la Scolastica medievale… ma il confronto decisivo è con Nietzsche perché è lui che porta a compimento la tradizione platonica dei due mondi. Hegel ha pensato la negatività in modo non sufficientemente radicale, Schelling pensa al Male come una componente di Dio, ma è Nietzsche che pensa, nello Zarathustra, il Male radicale. La riflessione su Nietzsche è potente e senza precedenti. Heidegger ci mostra che il suo pensiero non è lo stravagante parto di una mente malata, ma il necessario compimento della metafisica occidentale pensato sino alle estreme conseguenze. Sarà lo sforzo tremendo probabilmente a far ammalare Fritz e a gettarlo in pasto a madre e sorella e alla conseguente strumentalizzazione nazista. Fanno sorridere anche quelli che vogliono ridurlo a uomo de sinistra… cretini in libera uscita. Nietzsche è un gigante… va letto, tutto, diverse volte, ruminato per decenni. Come Heidegger. A questo proposito devo confessare che ne ho piene le tasche di coloro che insistono sui rapporti col nazismo. Heidegger commette l’errore di pensare al nazismo come palingenesi del mondo tedesco. Poi prende le distanze, viene sorvegliato e spiato. Non è un politico, commette ingenuità e, soprattutto, detesta l’ipocrita democrazia economica americana e lo sradicamento dei popoli che ne è corollario.

Anche Nietzsche fu ingiustamente e brutalmente trasformato dalla sorella nel grande profeta dell’arianesimo (proprio lui che si era fatto beffe delle mitologie wagneriane e aveva definito l’antisemitismo “un vangelo da osteria”). Solo uno sguardo tragico può salvarci dal nichilismo. Leggere Nietzsche significa ripercorrere tutti i grandi pensatori e un duro confronto col modo di pensare platonico-cristiano e con l’astoricità dell’età delle macchine del mondo contemporaneo. George Steiner ricorda con gratitudine la lettura heideggeriana di Nietzsche senza la pretesa di capire tutto. Una montagna dove, scalando, le mani si feriscono. Poi dalla cima innevata e solitaria…

J.V.