Massimino il trace

Un gigante nel vero senso della parola: due metri e quaranta di altezza, fisico statuario, forza erculea. Acromegalia probabilmente.

«Era infatti imponente nella corporatura per la grande prestanza, famoso per il suo valore tra tutti i suoi commilitoni, bello e virile, fiero nel suo comportamento, duro, superbo, notevole ed allo stesso tempo giusto.»

(Historia Augusta – I due Massimini, 2.2.)

«[…] era in grado di trascinare un carro a quattro ruote a forza di braccia, muovere da solo un carro carico di gente, buttar giù i denti di un cavallo con un pugno, spezzargli i garretti con un suo calcio, frantumare pietre di tufo, spaccare alcune piante in due, tanto da essere chiamato da alcuni Milone di Crotone, da altri Ercole da altri ancora il gigante Anteo.»

(Historia Augusta – I due Massimini, 6.9.)

Di provenienza danubiana, pastore o contadino, quindi di origine umilissima. Gaio Giulio Vero Massimino il suo nome per intero. Primo imperatore barbaro, disprezzato dal Senato, non mette piede a Roma.

Viene dalla gavetta e si fa strada grazie al coraggio e alla virtù guerriera. Presta servizio alle frontiere occidentale e orientale, diviene centurione prima e sale ancora di più in grado poi grazie alle prodezze sul campo di battaglia. Imperatore soldato nel secolo di ferro. Fonti storiografiche assai ostili perché influenzate dagli aristocratici senatori. Lo dipingono come un fenomeno da baraccone in grado di ingurgitare enormi quantità di carne e trangugiare litri di vino. In realtà è intelligente e possiede un forte senso dello Stato. Governa per tre soli anni dal 235 al 238 ma lascia il segno in un periodo tremendo, caratterizzato da guerre e pestilenze e conseguenti crolli demografici. Il periodo peggiore prima della catastrofe del V secolo. Nella sola capitale secondo Cassio Dione muoiono più di duemila persone al giorno a causa delle epidemie. In questo clima da tregenda i nemici di Roma divengono più aggressivi. L’esercito acquista sempre più importanza e potere. Il dramma dell’impero è la lotta su due fronti: quello partico ad oriente e germanico ad occidente. Spese militari enormi per garantire la tenuta del limes. Popolazioni taglieggiate da fiscalità pesantissima, requisizioni forzate e vessazioni continue. Molti contadini abbandonano i campi per poter sopravvivere. Contrazione delle aree coltivate e potere coercitivo delle classi superiori. I grandi proprietari traggono vantaggi enormi dalla crisi. Molti sono senatori e contro di loro Massimino impone una tassazione che possa essere utile ai ceti meno abbienti. Risposta durissima del Senato giocata su denigrazione, calunnia e complotti contro l’odiato e coraggioso Imperatore. Il Senato resta sordo di fronte alla disperazione popolare e fomenta ribellioni antimperiali in Nordafrica. Tutta l’Italia si schiera contro il barbaro reo di voler far pagare le tasse ai senatori.

Nel corso di una campagna militare ad Aquileia Massimino viene trucidato assieme al figlio. La sua testa viene spedita a Roma ed infilzata su una picca. Scatta la damnatio memoriae. Oggi il giudizio degli storici rende giustizia all’imperatore soldato gigantesco.

J.V.