Caracalla

Caracalla

Settimio Severo trasmette il potere ai due figli, Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto detto Caracalla, dal nome del mantello celtico con cappuccio da lui indossato, e Publio Settimio Geta. Non funziona. Caracalla, il maggiore, uccide Geta che si era rifugiato tra le braccia della madre Giulia Domna, donna potentissima. Poi scorre un fiume di sangue (decine di migliaia di morti) e la Damnatio Memoriae di Geta. Caracalla è tozzo, di bassa statura, torvo, crudele e feroce. Figlio di un africano e di una siriana, democratizza l’impero con la Constitutio Antoniniana, un editto del 212 d.C. che stabilisce la concessione della cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero. Il testo greco della costituzione ci è giunto tramite un papiro lacunoso conservato nel Museo di Gießen in Germania. Conferma de jure una situazione già in parte esistente.

Rostovzev assai critico, lo considera demagogico e favorevole al dispotismo, un mero strumento di esaltazione dell’unico potere effettivo del despota. Secondo Dione Cassio si tratta di semplice misura fiscale: tutti gli abitanti dell’Impero tenuti a pagare la tassa di successione che già gravava sui cittadini romani. Comunque si voglia vedere, di fatto il provvedimento di Caracalla realizza l’unificazione politica di tutti gli abitanti liberi dell’impero.

«coloro che abitano nel mondo romano, in base alla costituzione dell’Imperatore Antonino sono stati resi cittadini romani.»

(Ulpiano, Digesto, 1,5,17.)

«Delle diverse genti unica patria hai fatto; un bene è stato, pei popoli senza legge, il tuo dominio. E, offrendo ai vinti d’unirsi nel tuo diritto, tu del mondo hai fatto l’Urbe.»

(Namaziano, De reditu suo, 1,63-66.)

Inoltre Caracalla innalza i compensi ai soldati per garantirsi l’appoggio dell’esercito, decisivo per mantenere il potere. Di conseguenza aumenta le imposte e svaluta la moneta. Costruisce imponenti e sontuose terme.

Il suo modello è Alessandro Magno e quindi insegue il sogno di sconfiggere i Parti. Trova la morte a Carre, come Crasso, l’8 aprile 217, vittima di una congiura ordita dal prefetto del Pretorio Opellio Macrino.

Caracalla gode di pessima fama a causa di una storiografia avversa.

Anche Machiavelli, nel Principe (Che si debbe fuggire l’essere disprezzato e odiato, cap. XIX) lo indica come esempio di forza bruta non utile a mantenere il potere.

Il punto storiografico più basso in epoca fascista a causa dei suoi genitori, uno africano e l’altra siriana, cosa non gradita a chi vede strumentalmente la purezza della razza come essenza della romanità.

Al netto di ogni valutazione, Caracalla e i Severi sono inseriti nella crisi del III secolo dovuta anche alla fine della spinta propulsiva. L’Impero deve stabilizzarsi e difendere i confini. Non affluiscono più schiavi e il sistema, sia pur lentamente, entra in crisi. Finisce la Pax Aurea ma la macchina funzionerà ancora più di due secoli grazie a riforme economiche e militari sempre più drastiche, sino al collasso del V secolo.

J.V.

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